La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor / 21
«Benché da molti sia considerata una bella donna, mia madre puzza»: è l’incipit del romanzo autobiografico “Il fuoco che ti porti dentro” pubblicato da Antonio Franchini nel 2024 con Marsilio. Due anni dopo arriva il film omonimo di Edoardo De Angelis, pure lui napoletano, oggi passato in concorso alla Mostra. E quella battuta, appena diversa, la puzza della mamma ora sarebbe «di cane bagnato», torna nella tessitura da kammerspiel congegnata dal regista insieme a Ilaria Macchia e Francesco Piccolo.
Radicalmente diverso rispetto al precedente “Comandante”, il kolossal bellico che aprì la kermesse veneziana tre anni fa tra qualche controversia politica, il nuovo film ha la forma della commedia e la sostanza della tragedia. Leggo in rete: «È un racconto che mescola la commedia eduardiana al furore ctonio, l’urgenza di uno sfogo viscerale alle cadenze studiate di una messa in scena, di una vera e propria recita» (oggi va molto di moda usare la parolina ctonio, che significa legato al culto degli inferi). In effetti, rispetto al romanzo autobiografico, tutto viene condensato in un interno milanese, unità di luogo e di tempo, alla vigilia del Natale, insomma il 24 dicembre sera.
La furente mamma Angela è salita da Napoli per cucinare alla sua maniera e passare del tempo con il figlio Antonio, un editor influente nel campo letterario con moglie bionda e figli tardo adolescenti. Il nipote maschio viene subito etichettato «ricchione» perché vuole fare il ballerino classico e si definisce “gender fluid”; la nipote dice che invece medita, forse per scherzo, di farsi sbiancare l’ano, «tutti lo fanno a Milano».
Come un’Erinni risentita, proterva, rabbiosa, Angela non riesce a catturare e sgozzare il cappone da cucinare il giorno dopo; intanto, in un sapore denso di olio fritto, si precisano i caratteri dei personaggi coinvolti, otto in tutto: come se fosse una pièce teatrale, con entrate e uscite. Per il clima generale dello psicodramma di famiglia sotto le feste viene da pensare a “Parenti serpenti”, certo a “Natale in casa Cupiello”, un po’ a “Festen – Festa di famiglia”, a suo modo anche a “Il paradiso del pavone” (pure lì il volatile incapace di volare osservava il bestiario umano offrire il peggio di sé nel corso di poche ore). Un classico della cine-drammaturgia, benché De Angelis si diverta a movimentare la messa in scena, in un crescendo di tensioni e scenate, usando molta macchina a mano, primissimi piani ingigantiti, musiche percussive o deformanti.
Siamo in zona “Per chi suona la Campania”, infatti immagino che i napoletani molto si divertiranno a vedere “Il fuoco che ti porti dentro”, per l’uso estremo del dialetto, i riferimenti culturali contenuti nella silloge finale (echeggia un verso del celebre “Canto dei Sanfedisti”), per la vitalità esagerata, quasi autodistruttiva ma vitale, che Angela si porta addosso.
Dice il regista: «Angela è un personaggio che mi attrae e mi repelle. Il fuoco che si porta dentro mi rende bisognoso di lei. Lontano da quel fuoco mi sento al freddo, nell’oscurità. Se mi avvicino troppo, però, rischio di bruciarmi o di diventare proprio cenere». Che è un po’ quanto capita al figlio Antonio: non vorrebbe quella madre tra i piedi, lei lo spinge a camminare sulle uova; eppure, a mano a mano che il disastro si compie nell’impazzimento generale, l’editor scopre di non essere poi così tanto diverso da lei. E pensare che si ritrova a cena perfino un famoso scrittore da mettere sotto contratto due giorni dopo.
«La vita è un’apertura di cosce e una chiusura di casse» è la filosofia di Angela, che però lo dice in colorito dialetto, e in effetti la serata conoscerà una torsione cupissima, dolorosa, disperata, ma con una sorpresa finale all’insegna di una possibile pacificazione.
Naturalmente, al netto di una regia frenetica e non sempre sotto controllo, quasi tutto si regge sulle prove di Vanessa Scalera e Lino Musella, lei fa la madre tirannica e lui il figlio schiantato (ma sarà proprio così), mentre il resto della colorita compagnia, tra pareti e ospiti, è coperto da Elena Radonicich, Ivana Lotito, Nicole Malaj, Samuele Mazza, Tony Laudadio e Tommaso Ragno. Cromaticamente vivida la fotografia di Vladan Radovic, inquietanti al punto giusto le musiche congegnate da La Niña.
Dedicato allo scomparso Giorgio Gosetti, “Il fuoco che ti porti dentro” uscirà prossimamente nelle sale con 01 Distribution.
Michele Anselmi