Dal 26 marzo siamo trasportati nei fatiscenti sobborghi londinesi di fine ‘800 e, in particolare, attraverso le 8 puntate della serie diretta da Tom Bidwell, tra i vicoli anneriti dai fumi delle fabbriche e dal carbone, entreremo in contatto con i peggiori reietti della società inglese del tempo. Ladri, prostitute, ubriaconi sempre serviti da qualche locandiere di un luogo malmesso e sinistro, le strade infangate e i viottoli bui, saranno lo sfondo delle vicende dei quattro giovani protagonisti della nuova serie tv targata Netflix. Sono proprio loro, gli irregolari di Baker Street, ragazzi di un altro luogo e di un’altra epoca, ma in cui il pubblico dei giovani può comunque identificarsi, dato il profondo legame di amore, affetto e amicizia che li tiene uniti. I quattro rappresentano l’uno la famiglia dell’altro, e sarà proprio questo rapporto speciale il loro punto di forza. Infatti, i protagonisti si troveranno, loro malgrado, coinvolti in situazioni paranormali a cavallo tra il fantasy e l’horror.

La narrazione si sviluppa secondo un doppio piano: la lotta agli agenti fantascientifici da un lato, e i rapporti tra i protagonisti dall’altro. Se gli episodi sono autoconclusivi per quel che riguarda le vicende paranormali esterne al gruppo, a far da collante nella storia saranno invece le circostanze ad esso interne. Questo equilibrio narrativo non sarà però raggiunto fin da subito, anzi, è possibile notare una certa discontinuità tra una prima metà del prodotto e la seconda, in cui, rispettivamente, viene prima dato rilievo alle vicende horror per poi focalizzare l’attenzione sui rapporti tra i personaggi. La seconda parte, introdotta da una figura che risulterà fondamentale alla risoluzione dei conflitti di entrambi i piani narrativi, è probabilmente quella che funziona meglio, in grado di coinvolgere e trasportare maggiormente lo spettatore di quanto non siano riusciti a fare i primi tre episodi.

Complici degli effetti speciali di cui si percepisce forse in maniera eccessiva l’artificiosità, i rapporti tra i protagonisti e le caratterizzazioni degli stessi risultano essere i veri punti di forza della nuova serie britannica, liberamente ispirata ai racconti di Sir Arthur Conan Doyle.
“Gli irregolari di Baker Street” è una serie che ha tanti elementi al suo interno: dalla varietà di sfumature dei protagonisti, che presentano in questo senso anche una forte caratterizzazione somatica, alla diversità di prove del terrore che dovranno affrontare, e dei malvagi che ne sono artefici. Ma non è tutto; ambienti, personaggi secondari e gli stessi rapporti interni al gruppo sono in continuo divenire. Questo darà movimento e colore alla serie, ma renderà anche difficoltoso ritrovare quel senso di unitarietà, il fil rouge, che percorre e tiene unito il prodotto in una direzione precisa e, soprattutto, in grado di conferire una propria delineata personalità.

Chiara Fedeli