Quattro quasi trentenni, amiche per la pelle, affrontano le loro vite sentimentali ad Harlem, quartiere simbolo della lotta culturale della comunità afroamericana a New York. Questo è il tema centrale della nuova e colorata serie tv su Amazon Prime Video, intitolata, appunto, “Harlem”. Dieci episodi della durata di trenta minuti ciascuno ci catapulteranno nelle vite sentimentali e lavorative di Camille, Quinn, Tye e Angie. Tra moda e risate, tematiche di rilievo e la partecipazione della straordinaria Whoopi Goldberg, non si perderà mai la leggerezza, il tratto distintivo di questo prodotto.

C’è da dire che con una commedia al femminile ambientata a New York, il paragone con “Sex and the City” è dietro l’angolo; la serie tv di qualche anno fa raccontava in maniera irriverente la vita sentimentale di quattro affermate trentenni bianche, appartenenti agli alti quartieri borghesi. Locali alla moda e abiti chic non mancavano, così le vicende di Carrie & Co. affascinavano per il loro modo fuori dagli schemi di raccontare i veri aspetti della vita sentimentale alla soglia degli enta. “Harlem” si può definire come una sua degna erede per target e argomenti (e irriverenza). Se il tema centrale rimane lo stesso, questa nuova serie televisiva vuole essere una rivisitazione, tutta afroamericana e in chiave post-moderna, delle giovani donne di questa generazione.

Ognuna delle quattro ragazze di “Harlem” riveste un modello diverso di femminilità. C’è la protagonista Camille, che lotta per affermarsi come insegnante di antropologia delle relazioni, ma che si dibatte tra un passato rumoroso e un futuro che forse non la soddisfa a pieno. C’è Quinn, stilista in erba di famiglia ricca che non riesce a prendere il largo con la sua raffinata boutique, e con la sua dating life. C’è poi Tye, donna queer carismatica e di successo che dovrà mettersi in discussione se vuole migliorare la propria vita sentimentale. Infine, c’è Angie, un’esplosione di autostima e irriverenza, l’anticonformista del gruppo. Proprio le diversità e le loro interazioni rappresenteranno il punto centrale della serie.

Non meno importanti sono i temi: lo stereotipo della donna nera forte, la scelta tra carriera e la vita sentimentale, il doversi interrogare sulla propria sessualità come ricerca di un’identità da definire in una società sempre più aperta al gender-fluid. Ma se “Harlem” ha il merito di toccare questi aspetti, non tutti appaiono affrontati con la profondità che meriterebbero, in special modo quando trasposti in dialoghi piatti e ripetitivi. Certo, si tratta di una serie che nasce come dramedy, ma che comunque porta la responsabilità del titolo che la caratterizza. Quest’ultimo introduce una tematica importante che verrà trattata superficialmente, e soltanto attraverso visibili scelte di mercato.

Chiara Fedeli