Hill House, titolo originale The Haunting of Hill House, rappresenta una ventata d’aria fresca nel grande amalgama del catalogo Netflix. Traendo ispirazione da L’incubo di Hill House di Shirley Jackson, il regista Mike Flanagan (Il gioco di Gerald, Doctor Sleep) ha cambiato in meglio gli schemi del celebrato romanzo. Già proposto sul grande schermo con Gli invasati e The Haunting, il cult della Jackson è piegato nella sceneggiatura in modo che lo spettatore viva dall’interno la storia della famiglia Crane, attraverso lo stesso filo conduttore della pagina letteraria, ovvero il senso di angoscia e impotenza davanti alle emozioni e alle sensazioni della vita.
Protagonista indiscussa della serie è l’intera famiglia Crane, composta dai coniugi Hugh e Olivia, dai figli Steven, Nell, Theodora, Luke e Shirley. Una famiglia molto unita, ma allo stesso tempo tormentata da demoni interiori. La storia viene seguita parallelamente sia nel tempo presente sia negli anni ’80 attraverso i numerosi ricordi, emozioni, sensazioni di terrore e angoscia vissuti all’interno di Hill House. Due tragici eventi riporteranno l’intera famiglia a quell’amore autentico vissuto anni prima. Ciò che stupisce è il tatto del cineasta americano nell’approcciarsi al genere del terrore e della suspence: niente jump-scare o dettagli splatter, ma una progressiva e toccante analisi dei traumi dei personaggi, delle nostre più profonde fragilità e dei sottili equilibri che ci governano.
Hill House soddisferà gli amanti delle atmosfere gotiche, perché la magione è splendido esempio di quel genere di architettura, compresi i  continui richiami al soprannaturale e alle manifestazioni maligne che si annidano nell’ombra. Una serie riuscitissima, capace di riadattare a piacimento una pietra miliare della letteratura del secolo scorso, un racconto che non ha solo lo scopo di spaventare e stupirci, ma soprattutto quello di farci riflettere sul senso e la forza della famiglia, vista come isola di salvataggio.
Chi non avesse visto la serie, la recuperi in questi giorni di quarantena, ma ugualmente non si lasci scappare il libro della Jackson, pubblicato nel 1959 e fonte di ispirazione per molti autori, tra i quali Stephen King. Protagonista del romanzo, differentemente dalla serie, è la sola Nell che, attraverso la casa, riesce a recuperare emozioni a lungo sopite. A connettere romanzo e serie è la paura dell’abbandono, quella sensazione di solitudine che si prova ad essere soli davanti al proprio destino senza scorgere neanche più un appiglio. Se la Jackson rivela questa sensazione solamente alla fine del romanzo, Mike Flanagan ce la fa vivere dal primo episodio, immergendoci da subito nella storia.

Lorenzo Olivieri