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“Hunters”. Facciamo il punto sulla serie evento con Al Pacino

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Per gli “Hunters” la vendetta è un piatto che va servito freddo. La serie scritta e ideata da David Weil focalizza l’attenzione sull’idea di giustizia privata: nella dicotomica lotta tra il bene e il male, lo spettatore sarà chiamato a riflettere. Vendicarsi sul carnefice stravolge il ruolo della vittima?

Siamo nell’America del 1977, quando la cultura pop si espande a macchia d’olio. Jonah è un giovane ricoperto di jeans dalla testa ai piedi che ha terminato di vedere “Star Wars” al cinema e torna a casa passeggiando per le strade di New York.
È tra queste atmosfere funky e un po’ nerd che si svilupperanno vicissitudini fuori dall’ordinario. La dimensione storica e culturale della serie è già perfettamente tratteggiata, non lasciandoci alcun dubbio sul periodo di riferimento. Ma se abbiamo già letto qualcosa a riguardo, sappiamo che uno dei grandi temi della serie è proprio il dramma dell’olocausto, avvenuto poco più di trent’anni prima il tempo della narrazione. Come sia collegato questo grande salto nel tempo è presto svelato: anzi, è la prima cosa che nella serie ci viene detta o, più che detta, mostrata.

Alcuni ufficiali nazisti sono vivi e ben introdotti nella società. Non hanno scontato alcuna pena per le atrocità che hanno commesso e, non di meno, sembrano far parte di un gruppo di cospirazionisti intenti a ricreare un ‘Quarto Reich’. Dall’altra parte, ci sono appunto gli hunters, i cacciatori, moderni supereroi il cui principale obiettivo è ristabilire giustizia una volta per tutte. Per farlo, cercano ad uno ad uno i gerarchi nazisti scampati al loro destino, proprio come in una violenta caccia al tesoro, il cui premio è però lo spargimento di sangue. Attraverso gli occhi di Jonah, scopriamo questo e molto altro, immergendoci a pieno nella trama e nelle complesse vite dei suoi, molti, protagonisti, nonché nelle questioni morali che la storia solleva.

Si può dire molto di “Hunters”, a partire dal fatto che è sicuramente una serie ricca e ben confezionata. I riferimenti culturali e cinematografici non mancano, le atmosfere evocative esaltano i tanti i colpi di scena e la suspense è parte integrante delle dieci puntate che, lontane dall’annoiare il pubblico, lo tengono ben saldo davanti lo schermo. Ma non è al solo nel genere thriller che potremmo ricondurre o incasellare “Hunters”, che forse non ne vuole sapere di essere etichettata in qualsiasi modo. Dal thriller, infatti, la serie attraversa il genere drammatico, soprattutto nel rievocare alla memoria le atrocità dell’olocausto, approdando talvolta alla commedia per poi indirizzarsi al grottesco cinema di explotation, nelle scene in cui la violenza è mostrata senza filtri.

Ogni episodio riesce ad andare in profondità con una dovizia di particolari che si fa sicuramente notare. Interessante, in questo senso, sebbene una visione di insieme ci può apparire talvolta non del tutto chiara o del tutto a fuoco. La prima stagione di “Hunters” è su Prime Video.

Chiara Fedeli

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