I Am Not Okay With This di casa Netflix è la serie del momento, complice anche la nuova classifica dei titoli più visti proposta dal colosso dello streaming. Ideata da Jonathan Entwistle e basata sulla graphic novel di Charles Forsman, potrebbe essere considerata un ibrido tra Stranger Things e The end of the F***ing World. Protagonista assoluta è Sidney Novack, interpretata da Sophia Lillis, già vista sul grande schermo in It di Andres Muschietti, un’adolescente americana che trasferitasi da non molto in una nuova città vive un periodo abbastanza complicato, per via delle amicizie, ma anche per la difficile situazione all’interno del suo nucleo familiare, dopo il suicidio del padre a cui lei era molto legata. È su questo avvenimento che I Am Not Okay With This si regge e si fonda. L’assenza reale di una figura paterna e il rapporto con una madre poco presente fa cadere Sidney in una spirale di solitudine e in un sentimento di malinconia. Scopre così di possedere poteri soprannaturali che si manifestano in concomitanza di momenti di estrema agitazione, paura, rabbia. Questi poteri potrebbero essere letti come la metafora dell’incapacità degli adolescenti di dar voce agli innumerevoli cambiamenti che avvengono alla loro età. La serie inoltre si articola su una presa di coscienza, mai banale, su alcuni temi come la sessualità e il bullismo ai tempi del liceo, ma condita anche con alcune battute che rientrano nella categoria del black humor in pieno stile The end of the F***ing World.

I Am Not Okay With This non è una serie leggera e facile da interpretare: il lato emotivo e sessuale della giovane Sidney – totalmente innamorata della sua migliore amica Dina, fidanzata con il bullo della scuola – le faranno avere degli atteggiamenti alquanto strani e pericolosi, anche per le persone che le stanno intorno, per via dei poteri che non riesce ancora a controllare. Al di là della scoperta sessuale della protagonista, il vero punto di forza della serie è lo svelamento di un mistero che aleggia sul suo passato, collegato alla morte del padre. Sul finale dell’ultimo episodio, ma anche durante l’arco dell’intera serie, sono chiari i riferimenti a Carrie di Stephen King, diventata quasi un simbolo del malessere adolescenziale per la sua camminata nel cuore della notte totalmente ricoperta di sangue. Difficile non innamorarsi di I Am Not Okay With This, per il carattere drammatico, ma anche comico della prima stagione. Del resto, gli ottimi giudizi registrati sul portale Rotten Tomatoes fanno ben sperare per un rinnovo dello show da parte di Netflix.

Lorenzo Olivieri