Il titolo gioca con un’iperbole. “I care a lot” è effettivamente quello che la protagonista Marla Grayson (Rosamund Pike) afferma più spesso, e non possiamo certo dire che menta. A lei interessa molto dei suoi anziani assistiti, le interessa a tal punto che una parete del suo ufficio è interamente rivestita di foto dei vecchietti di cui si prende “cura”. Le interessa così tanto da manomettere volontariamente le condizioni di salute degli sfortunati anziani di cui è tutrice, per poterne aggravare i referti e gestire al meglio i proventi che ne ricava; insomma, Marla è una machiavellica approfittatrice. Tutto cambia però quando mette gli occhi su una dolce vecchietta, Jennifer Peterson (Dianne Wiest), che rappresenta per lei una vera e propria gallina dalle uova d’oro, una “ciliegia” come lei stessa la definisce: è una vecchietta sola, non ha famiglia ed è molto ricca. La signora Peterson però nasconde qualche segreto, e darà a Marla del filo da torcere, scatenando tutta la sua competitività e voglia di rivalsa pur di non soccombere all’effetto domino che si genererà.

Il film è una piacevole scoperta che lascia lo spettatore col fiato sospeso per tutta la sua durata. Non c’è noia in “I Care a Lot” perché tutto si svolge tra colpi di scena ed azioni spettacolari che vanno ad unirsi ad una trama decisamente originale. La narrazione è caratterizzata da un forte humor inglese (impronta delle origini del regista J Blakeson), che è evidente soprattutto per l’assurdità delle vicende raccontate, partendo dall’improbabile accostamento mafia russa/casa di riposo che fa da sfondo a tutta la pellicola. Dal punto di vista interpretativo, Rosamund Pike nei panni di Marla dà vita ad una cattivissima protagonista sopra le righe, un personaggio che sa come farsi odiare, dal pubblico e non solo, sin dalle prime battute, e per questo possiamo dire decisamente ben riuscito.

Se il tono paradossale del film è quello che funziona all’inizio e che dà alla narrazione quel tocco divertito di sdrammatizzazione, allo stesso tempo, alcune incongruenze nella trama, o comunque snodi irrisolti, possono pesare non poco nella mente dello spettatore. Qualche appunto riguarderebbe, per esempio, la presenza di colpi di scena che sembrano essere stati inseriti con l’unico fine di creare stupore, senza che questi siano realmente coerenti con la storia raccontata. Un’ulteriore riflessione riguarderebbe, inoltre, il finale; un epilogo che si svolge forse troppo frettolosamente rispetto alla storia raccontata, con forti colpi di scena, ma con il fine, anche stavolta, di creare stupore nello spettatore più che di contribuire alla ricchezza della trama. La black comedy con Rosamund Pike, Dianne Wiest e Peter Dinklage, è fruibile in streaming dal 19 febbraio, su Amazon Prime Video.

Chiara Fedeli