“I cieli di Alice” di Chloé Mazlo racconta la storia di una ragazza svizzera di nome Alice, ben interpretata da Alba Rohrwacher. Fin da subito è chiaro il grande desiderio della giovane di partire alla scoperta del mondo: non stupisce, infatti, il suo entusiasmo nell’accettare un’offerta di lavoro dal Libano. Alice parte quindi per Beirut per emanciparsi dalla famiglia e “tagliare le sue radici”, come simbolicamente mostrato in una bellissima scena in live action con innesti animati.
La protagonista trova subito una città viva e in forte fermento culturale dove conosce Joseph (Wajdi Mouawad), un astrofisico dolce e solare che diventerà suo marito e padre di sua figlia. I due conducono una vita allegra e spensierata, anche grazie alla vicinanza della numerosa famiglia di lui, che fin da subito fa sentire Alice a casa.
L’equilibrio iniziale viene interrotto il 13 aprile del 1975, data dallo scoppio della guerra civile; questo snodo narrativo è segnalato da una scena dalla forte carica simbolista in cui la personificazione del Libano danza con quella della morte, in una citazione di “La regola del gioco” di Renoir.
Da questo punto della storia in poi, i toni allegri della prima parte della pellicola vengono sostituiti da un’atmosfera dimessa, giustificata diegeticamente dalle preoccupazioni dei protagonisti per la guerra in corso. Il secondo atto non può quindi permettersi i briosi giochi di stile del primo, in cui erano mescolati con maestria live action, stop-motion e animazione.
“I cieli di Alice” è un’opera prima che fa ben sperare per il futuro del cinema europeo. La giovane regista francese mette in scena un film molto autentico, ma che, allo stesso tempo, non cela le sue fonti d’ispirazione. Il personaggio di Alice ha sicuramente qualcosa dell’Amélie di Jeunet e l’opera, nel complesso, non può non far venire in mente un capolavoro sulla guerra come “Persepolis”.
Stilisticamente ricorda le opere di Wes Anderson, anche grazie alle tinte pastello nella fotografia di Hélène Louvart, nota in Italia per aver lavorato con l’altra delle due sorelle Rohrwacher, Alice.
In questo lavoro di Chloé Mazlo, la forma, scevra dagli impacchettamenti standardizzati di un certo cinema commerciale, ha un ruolo centrale. Ne risulta un’opera molto valida che suggerisce come la qualità dei prodotti e l’originalità degli autori e delle autrici rappresentino alcune possibili via di uscita dalla crisi – non solo economica ma anche di contenuto – in cui verte l’industria cinematografica.
La pellicola, uscita nelle sale italiane il 15 febbraio 2022, è ora disponibile su Chili e su IWonderfull, uno dei canali di Amazon Prime Video.

Giovanni Vitale