L’angolo di Michele Anselmi
Domandina: nella gerarchia festivaliera come si riconoscono i giornalisti che contano, al di là degli articoli che scrivono e soprattutto delle testate sulle quali li scrivono? L’esperienza ultraquarantennale al Lido mi ha insegnato questo, più o meno.
Sei importante se:
1) i ”daily”, ricercatissimi alla prima proiezione mattutina per gli accreditati, ti invitano a produrre qualche intervento personalizzato, magari con fotina dello scrivente, a integrare il corredo redazionale;
2) fai parte dell’augusta quindicina di critici/giornalisti, tutti della carta stampa, sempre gli stessi negli anni e francamente non si capisce perché, chiamati a dare voti e stellette ai singoli film in concorso sui medesimi “daily”;
3) ti invitano alle feste serali da qualche parte sulla spiaggia e soprattutto in qualche sontuoso palazzo a Venezia, sempre più rare ed esclusive, in genere legate ai film appena passati in Sala Grande per la proiezione ufficiale.
Bene, in tutti e tre i casi riconosco di essere ormai uno ampiamente fuori dal giro degli “happy few”. Ne soffro? Sto rosicando? Neanche un po’: di sera preferisco non fare troppo tardi o cenare con amici sempre più rari, le feste mondane mi annoiano da sempre, scrivo già molto per i fatti miei, le stelline poco mi piacciono, essendo attribuite spesso in modo umorale o amichettoso.
Ma so altrettanto bene di essere considerato, anche per questioni di età e forse pure di carattere, una specie di residuato, uno della vecchia guardia, un “matusa”, come si diceva un tempo.
Largo ai giovani quindi, che poi tanto giovani non sono e spesso già piuttosto ben piazzati all’interno della celeberrima tripartizione arbasiniana. Per evitare polemicucce, evito di citarla per intero qui.
Michele Anselmi