L’angolo di Michele Anselmi 

Maldisposto dalle locandine, il solito, pigro, collage di facce in voga da anni per promuovere i film corali zeppi di attori, m’ero tenuto alla larga da “I migliori giorni” e dal seguito “I peggiori giorni”. L’uno uscito il 1° gennaio 2023, per un incasso totale di 1 milione e 900 mila euro (poco), l’altro il 14 agosto 2023, per un incasso totale di 705 mila euro (pochissimo). Pensato da Massimiliano Bruno ed Edoardo Leo, registi, sceneggiatori e attori, il dittico targato Lucisano Group e Vision Distribution è arrivato da non molto su Sky; sicché, incuriosito dalle recensioni sostanzialmente positive, fin troppo, della collega Paola Casella su MyMovies.it, li ho visti in rapida successione.
Trattasi di commedie amarognole i cui titoli un po’ bluffano, nel senso che i migliori e i peggiori giorni presi in esame, a partire da alcune feste comandate, alla fine si equivalgono. C’è poco da stare allegri sul piano della morale, il genere umano inclina al peggio, tra invidie, rancori e miserie. Nel primo capitolo ci sono Natale, Capodanno, San Valentino e 8 Marzo; nel secondo di nuovo Natale, Primo Maggio, Ferragosto e Halloween. Gli interpreti sono un po’ quelli soliti della scuderia Lucisano, con qualche new-entry interessante, per un totale di circa una cinquantina tra uomini e donne. Immagino che i due film siano stati girati di seguito per risparmiare sui costi, un po’ come per il trittico su Diabolik, ma poi sono usciti a otto mesi di distanza l’uno dall’altro, nella speranza che il pubblico del primo facesse il bis col secondo. Non è andata così.
Degli otto episodi complessivi, personalmente ne salverei la metà. Per la precisione: il secondo e il terzo di “I migliori giorni”, il secondo e il terzo di “I peggiori giorni”, perché mi sembrano i più risolti e meglio recitati. Le storie? Un compleanno acre con ricco faccendiere e famiglia a un veglione di Capodanno in una mensa per poveri; un fascinoso giornalista in bilico tra moglie manager e giovane amante, a sua volta un po’ lesbica; un industriale veneto a un passo dal suicidio per bancarotta mentre un suo operaio lo sequestra per farsi dare la liquidazione; un caso di “revenge porn” che mette di fronte una coppia colta, di sinistra, e una coppia burina, di destra.
Si vede che Bruno e Leo hanno lavorato sui copioni scritti con altri e sulla direzione degli attori coinvolti, anche bravi nel muoversi all’interno di quei contesti tra farseschi e dialettali, un po’ facendo il verso a illustri esempi di commedia a episodi, di taglio sociale e antropologico.
Resta il problema: su Sky (o su altre piattaforme digitali) questa tipologia di film, peraltro costosa, può trovare un suo riscontro di pubblico incuriosito, insomma a suo modo funziona. Ma al cinema, intendo in sala, di fronte al grande schermo? “I peggiori giorni” e “I migliori giorni” erano stati pensati per incassare molto di più di 2 milioni e 600 mila euro in totale. Certo il generoso tax-credit impone l’uscita al cinema, e quindi… Ma alla fine, pur facendo io il critico, sia pure da pensionato, ho visto entrambi sul piccolo schermo, a un passo dal Natale, anche per controllare se il mio fosse un pregiudizio, diciamo, estetico. In effetti, ho visto in giro commediole italiane davvero peggiori di queste due, nel complesso oneste, dignitose.

Michele Anselmi