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“I miserabili”, ma Hugo c’entra poco o niente. Il film è su “Miocinema.it”

L’angolo di Michele Anselmi

Occhio alle pistole flash-ball, in gergo tecnico Lbd 40, cioè le “sparapalle” di gomma usate dalla Polizia francesi contro i “gilet gialli”. Non uccideranno, ma fanno molto male, specie se colpiscono in faccia. Come si vede nel film “I miserabili” di Ladj Ly, 42 anni, originario del Mali, già ribattezzato “lo Spike Lee francese”. Il suo film, passato a Cannes 2019, apprezzato un po’ dovunque, designato dalla Francia per l’Oscar, arriva lunedì 18 maggio al pubblico italiano sulla piattaforma digitale MioCinema.it, nata da un’idea di Lucky Red condivisa con le sale di Circuito Cinema e MyMovies (non ho capito bene come funziona ma leggete qui: https://www.luckyred.it/nasce-miocinema-it-la-piattaforma-…/).
Non è, a scanso di equivoci, una nuova cine-versione del romanzo “I miserabili”, basterebbe vedere le fotografie; anche se sui titoli di coda spunta una frase emblematica di Victor Hugo che ammonisce: “Gentili signori, non esistono erbe cattive o uomini cattivi, esistono solo cattivi coltivatori”. Poi c’è il contesto, scelto non a caso, cioè Montfermeil, piccolo comune alle porte di Parigi, oggi decisamente multietnico e interreligioso, nel quale Hugo ambientò le vicende legate alla famiglia Thénardier.
Pare che Ladj Ly, regista di banlieue, abbia deciso di proseguire il discorso in forma di trilogia, con altri due episodi ambientati nel 2005 e negli anni Novanta. Intanto c’è da vedere “I miserabili”, dove certo la polizia francese non fa una gran figura.
Succede che l’agente Ruiz, capelli unti e sguardo malinconico, raggiunga di prima mattina i nuovi colleghi Chris e Gwada per un’ordinaria missione di pattugliamento in auto. Ma c’è poco di normale in quei sobborghi: tra gang dello spaccio, boss del quartiere e “Fratelli musulmani”, per non dire delle bande di ragazzini, piuttosto vivaci se non teppistelli. Non ci vuole molto a capire che quando uno di questi adolescenti, il pestifero Issa, ruba un cucciolo di leone in un circo le cose si metteranno male. Specie dopo che il ladruncolo, forse per errore o forse no, si ritrova la faccia devastata da una di quelle “palle” micidiali, sparata da Gwada forse per errore o forse no. Nel concitare degli eventi e nel crescendo delle tensioni sociali si prepara una resa dei conti che potrebbe finire molto male…
Se la prima parte è quasi documentaristica, pure un po’ tediosa, la seconda si ispessisce sul fronte drammaturgico per preparare lo show-down che sta, schematizzo un po’, tra “L’odio” di Mathieu Kassovitz e “Distretto 13: le brigate della morte” di John Carpenter. Naturalmente il capo della pattuglia è arrogante e violento, “Io sono la legge” grida, e si comporta di conseguenza, terrorizzando uomini, donne, bambini; sull’altro versante non è che siano tanto meglio, tutti, a partire dal “sindaco” del quartiere, gestiscono traffici più o meno illeciti per ribadire il controllo sul territorio.
Accadono tante cose nel film, in linea con il clima minaccioso e angosciante che Ladj Ly, immagino partendo da storie vere o verosimili, orchestra con una certa abilità registica, approdando a una pessimistica riflessione sui conflitti sociali e l’origine di essi, pure sul bisogno di “fare squadra” (le immagini iniziali sul calcio).
Poi certo si fa il tifo per lo sbirro buono, interpretato da Damien Bonnard, una specie di Neri Marcoré francese: l’unico che sembra ragionare in quell’inferno urbano sempre a un passo dall’esplodere.

Michele Anselmi

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