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“Il buco”. Quando l’ingordigia dell’uomo prevale sulla razionalità

“Il buco”, film spagnolo distribuito da Netflix, fa sfoggio di scene di forte impatto, destinate a suscitare disgusto nello spettatore, tale da non renderlo adatto a tutti. L’ambientazione del film diretto da Galder Gaztelu-Urrutia è tutta nella “fossa”, luogo di reclusione verticale, composto da numerosi livelli, ognuno dei quali con due “ospiti”. Le motivazioni che costringono i personaggi a rimanere rinchiusi sono diverse: chi costretto per scontare una pena e chi, come nel caso del protagonista Goreng, per libera scelta. Elementi indispensabili per la sopravvivenza sono acqua e cibo, il primo disponibile per tutti, mentre il secondo, non distribuito equamente tra i livelli, è destinato a scatenare problemi. Tutto parte dall’allestimento di un banchetto su una piattaforma mobile, che scenderà attraverso i livelli fermandosi il tempo necessario per sfamare i reclusi. Il cibo potrebbe bastare per tutti, ma l’ingordigia dei livelli superiori porterà ben pochi avanzi nei livelli sottostanti. Nessuno può stare tranquillo, infatti, ogni mese gli ospiti verranno casualmente spostati, così i fortunati soggetti dei livelli superiori rischieranno di finire in basso.

Le reazioni dell’uomo in situazioni estreme vengono portate alla luce e le certezze che connotano il nostro modo di vivere smentite. Goreng appare come un uomo dotato di sensibilità maggiore rispetto altri personaggi, ma anche lui, messo alla prova, mostrerà che la via si può smarrire più di una volta. Mangiare gli scarti altrui fino ad arrivare al cannibalismo sembra inaccettabile, ma posti di fronte una situazione estrema, pur di sopravvivere, tutto diventa lecito. Cercare risposte concrete nel film non è possibile perché il suo scopo non è dotare tutti gli avvenimenti di senso. Bisogna non soffermarsi su ciò che rimane oscuro, ponendosi domande che non troveranno risposte. Solo andando oltre si può notare come gli avvenimenti raccontati in “Il buco” sono una lettura estrema della nostra società e come quello che ci disgusta sullo schermo accade continuamente nella realtà. Quando si è “in alto”, le persone considerate inferiori vengono ignorate e ciascuno sfrutta al massimo ciò che possiede, accentuando le differenze invece di stabilire un equilibrio che porterebbe tutti in una situazione paritaria. Ma nulla è definitivo: si può cadere e ritrovarsi al gradino più basso, diventando le persone che prima si disprezzavano. Un cambiamento spontaneo in mancanza della solidarietà reciproca pare impossibile e l’unica soluzione sembra forzare gli avvenimenti in modo da renderlo possibile.

Jasmine Luna Laudato

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