Ha fatto rumore e non solo in America l’intervista di Ted Sarandos, il responsabile dei contenuti di Netflix, nonché co-chief del’azienda di Los Gatos, nel corso della quale ha dichiarato senza mezzi termini che la sala cinematografica e dunque il cinema hanno compiuto il loro cammino, ovvero sono finiti. “Se il pubblico vuole vedere i film a casa ti devi adattare. È il business”, queste le sue parole al triste funerale. Apriti cielo, ne è scaturito un acceso dibattito tra i fautori del cinema in sala e i produttori di contenuti, i primi ovviamente in disaccordo, i secondi invece già da tempo convinti. È difficile credere che non si produrranno più film, ma solo opere da consumare davanti al televisore o al telefonino. Tuttavia non possiamo nasconderci che oggi sono assai più numerose le città senza più un cinema di quelle che hanno ancora qualche schermo. Prendiamo per esempio la nostra capitale, Roma. Quanti sono rimasti i cinema non convertiti in sale Bingo o supermercati? Va poi considerato che i giovani, ovvero il pubblico di domani, difficilmente sono propensi a spendere per comprare un biglietto, quando possono vedere a casa gratis migliaia di titoli. È probabile che la sala rimarrà aperta per due tipi di spettatori. Da una parte gli adulti e gli anziani propensi a vedere il genere di film con cui sono cresciuti, incluso il cinema d’autore. Dall’altra i giovani, quasi esclusivamente interessati a recarsi al cinema per applaudire i campioni di incasso a base di effetti speciali e trame sgangherate. Il dibattito è aperto.

Roberto Faenza