L’angolo di Michele Anselmi

Il titolo originale recita “Les promesses”, al plurale, ma qui in Italia s’è preferito “La promessa”, al singolare, sia pure seguita dalla locuzione “Il prezzo del potere” per dare l’idea del tema spinoso, tutto politico. Passato a Venezia 2021 nella sezione “Orizzonti”, il film francese scritto e diretto da Thomas Kruithof esce giovedì 10 marzo con Notorious Pictures, e consiglio vivamente di andare a vederlo presto, se vi piace il genere: non tira un’aria proprio sorridente per il cinema al cinema.
“Le promesse sono la moneta della politica” scrive il regista, poi certo bisogna vedere se saranno mantenute o resteranno carta straccia (vale anche per l’Italia, s’intende). In una città della cintura parigina la sindaca Clémence Collombet, da dodici anni al potere, sta completando il suo secondo mandato. Aiutata dal braccio destro Yazid, la donna deve affrontare una grana non da poco prima di andarsene: un enorme condominio chiamato “Les Bernardins”, nel quale vivono circa tremila persone, sta paurosamente degradandosi, tra infiltrazioni d’acqua, affitti clandestini, oneri non pagati. Ci sarebbero 63 milioni di euro stanziati dal governo centrale per risanare quell’edificio popolare, ma tutto sembra complicarsi per la sindaca uscente, peraltro lusingata all’idea di diventare ministra, a patto di lasciar perdere la rognosa faccenda del palazzone.
Il dilemma morale posto dal film è chiaro: come conciliare l’ambizione personale con il rispetto verso gli elettori, specie se povera gente in condizioni di vita vergognose? Clémence è una sindaca scaltra, idealista e cinica al tempo stesso, la politica è tutto per lei (basterebbe vedere in che casa “délabreé” vive); ma s’impone una scelta audace, radicale, e forse sarà Yazid a prenderla per mano. Il tutto dentro uno stile sobrio, quasi senza musica, a tratti “documentaristico”, preciso nel raccontare la posta in gioco dietro una rielezione.
Se Isabelle Huppert fa, benissimo, un personaggio “alla” Isabelle Huppert, è Reda Kaleb la vera anima del film nei panni di Yazid, l’uomo che crebbe in quel disgraziato condominio e conosce a menadito le regole della campagna elettorale, le stesse praticate dal giovane Barack Obama nel 1996 per liberarsi disinvoltamente della concorrente democratica Alice Palmer: nel film c’è tutto un dialogo sulla faccenda, altamente istruttiva sul piano politico e umano.

Michele Anselmi