L’angolo di Michele Anselmi 

Si aggirano con movimenti rallentati, come ectoplasmi dentro scenografie che sembrano uscire da antiche stampe e incisioni dantesche in stile Gustave Doré, tra rovine, grotte, foreste rinsecchite e cave di marmo. Una specie di Ade, meglio: un limbo in bianco e nero, in attesa di essere ricevuti da Dio che deciderà dove spedirli, se al Paradiso o all’Inferno. Chi sono? I potenti europei della Seconda guerra mondiale: Hitler, Stalin, Churchill e Mussolini. Non sembrano attori, sono proprio loro: gli originali. Com’è possibile?
Ieri, giovedì 22 dicembre, immagino in poche sale, è uscito nelle sale “Fairytale. Una fiaba” del regista russo Aleksandr Sokurov, distribuisce Academy Two. Non so proprio chi andrà a vederlo sotto Natale, ma è un film talmente pazzesco, non uso mai quest’aggettivo, da meritare una visita.
Sokurov, autore di film come “Moloch” e “Arca russa”, ha già spiegato, qualche settimana fa a Roma, di non passarsela bene in patria. “Sì, ho difficoltà a vivere nella Russia attuale. Non solo come artista. Come cittadino, posso solo scrivere lettere al presidente, dando un senso alla mia protesta per ciò che accadendo sul fronte della guerra. Ma da tempo non ricevo più risposte. Sono considerato una persona ‘non grata’, nessuno pubblica più le mie cose”.
Naturalmente non di “fiaba” in senso classico trattasi. Sokurov, come si diceva, immagina infatti che Hitler, Stalin, Churchill e Mussolini si risveglino da un sonno profondo. Il primo che vediamo è Stalin, si alza dal giaciglio marmoreo accanto a un Gesù che gli sospira: “Mi fa male tutto”. Duplicati quasi fossero gemelli, per ognuno di essi ci sono almeno quattro o cinque “sosia”, i quattro parlano, scherzano, rivaleggiano, filosofeggiano. Echeggiano frasi del tipo: “La religione è una malattia psichica, gli ebrei sono dappertutto”; “Per restare sano il popolo deve fare la guerra ogni 25 anni”; “Perché non ho bruciato Parigi?”; “Il fascismo è realtà, il comunismo è teoria”; “Come sta il mio amato popolo russo?”; “Qui sono io e la mia Claretta”.
La scommessa, non solo estetica, sta appunto nel fatto che non ci siano attori. Hitler, Stalin, Churchill e Mussolini sono stati “ritagliati”, dopo una ricerca accurata durata due anni, da archivi di tutto il mondo, individuando atteggiamenti e sguardi non prevedibili, al fine di comporre un mosaico utile a far emergere “il carattere” di quei quattro protagonisti della storia (si aggiunge per un attimo anche Napoleone). Le frasi che essi pronunciano sono state scritte da Sokurov e dette in quattro lingue dai doppiatori, ma il resto è tutto vero, prodigiosamente vero, come spiega una scritta sui titoli di testa: “Per questo film sono stati usati esclusivamente materiali d’archivio senza l’uso di deep fake o altri mezzi di intelligenza artificiale”.
Sostiene il regista: “La responsabilità di un uomo potente che scatena una guerra e cagiona la morte di tante persone anche innocenti non è diversa da quella di chi ha permesso che quell’uomo andasse al potere. Possiamo pure riuscire a fucilare o a impiccare un dittatore, ma che cosa facciamo dei milioni di persone che hanno favorito l’ascesa di quel tiranno?”. Già: bella domanda, temo destinata a restare senza risposta, per l’eternità.

Michele Anselmi