L’angolo di Michele Anselmi 

Era fuori concorso alla Mostra di Venezia 2020, gli alti e bassi della pandemia hanno fatto il resto. Così esce solo ora con Bim, dal 3 marzo in tutta Italia (anteprima romana domenica 27 febbraio alle 11 al Quattro Fontane in lingua originale con sottotitoli), “Il ritratto del Duca” di Roger Michell. Trattasi di commedia spiritosa e impertinente ispirata a un fatto reale, avvenuto il 21 marzo del 1961. Quella notte un famoso quadro di Goya che ritrae il Duca di Wellington, vincitore a Waterloo su Napoleone, scomparve dalla National Gallery di Londra. Valeva all’epoca 140 mila sterline, una cifra corrispondente a circa 3.500 canoni televisivi annuali.
Direte: che cosa c’entra la tv? Fu un sessantenne di Newcastle, tal Kempton Bunton, indocile e arguto, colto e antimilitarista, assai allergico alla politica conservatrice del premier Harold MacMillan, a organizzare quel “colpo”, chiedendo in cambio del dipinto sottratto una serie di misure di welfare a vantaggio degli anziani. A partire, appunto, dal canone televisivo (oggi, nel Regno Unito, non lo paga chi ha più di 75 anni). Il suo motto di battaglia? “Combatto l’ingiustizia sociale, sono Robin Hood”.
Roger Michell, purtroppo scomparso qualche mese fa, è stato il regista di “Notting Hill”, quindi sapeva come catturare lo spettatore. Il tono generale del film è umoristico, la musica pimpante, si cita “Il giardino dei ciliegi” di Cechov, occhio alla sorpresa che non t’aspetti. Jim Broadbent è istrione quanto basta nel restituire il tenero pasticcione socialista dalla battuta pronta: specie nel processo finale trasformato quasi in una pièce teatrale con applausi incorporati. Helen Mirren, imbruttita per renderla moglie brontolona, duetta con lui allegramente secondo le modalità di una commedia “all britsh” a sfondo sociale, di quelle un po’ stereotipate che non lasciano traccia ma valgono il prezzo del biglietto, nel senso che si esce soddisfatti e con un po’ di buon umore (il che non guasta mai).
PS. Il film è stato doppiato bene, ma naturalmente la versione in inglese con sottotitoli custodisce tutto un altro sapore (se la trovate).

Michele Anselmi