HIGHLIGHTS Recensioni

Il tedesco Emmerich combatte alle Midway e spunta John Ford

L’angolo di Michele Anselmi 

Magari non tutti sanno dove si trovano le isole Midway. Trattasi di un piccolo atollo, per un totale di 5,2 chilometri quadrati, nel bel mezzo dell’oceano Pacifico, a ovest dell’arcipelago delle Hawaii. Fu scoperto nel 1859 e otto anni dopo venne annesso agli Stati Uniti. Solo più tardi venne la base militare con pista d’atterraggio. Non è la prima volta che il cinema americano rievoca la battaglia da quelle parti combattuta tra il 4 e il 7 giugno del 1942. Il primo fu John Ford, sì il regista di “Ombre rosse”, che trovandosi con una cinepresa sull’isola principale delle Midway filmò l’attacco degli Zero giapponesi, traendone un celebre documentario a colori lungo diciotto minuti. Infatti il tedesco Roland Emmerich, 64 anni, regista di blockbuster come “Independence Day” e “The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo”, si diverte a mostrare Ford che gira pericolosamente sotto il fuoco dal cielo, ricreando la scena, nel suo “Midway” nelle sale da giovedì 28 novembre con Eagle Pictures e Lucisano Media Group.
Trattasi di kolossal bellico un po’ vecchia maniera, nonostante l’uso pesante dei prodigi digitali, costato circa 100 milioni di dollari, realizzato fuori dal circuito delle major hollywoodiane e con un sostanzioso contributo finanziario cinese. Piacerà al pubblico italiano la ricostruzione della mitica battaglia aeronavale che segnò la rivalsa degli Stati Uniti dopo il proditorio attacco giapponese a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941? Certo Emmerich non ha la status di autore di Christopher Nolan, bisogna dimenticare la struttura temporale e drammaturgica di “Dunkirk” e semmai rivedersi, a voler fare un confronto, “La battaglia di Midway” che Jack Smight, con molti meno effetti speciali, girò nel 1976, mettendo insieme un cast di star stagionate, da Charlton Heston a Henry Fonda, da Glenn Ford a Tohiro Mifune…
Emmerich invece punta quasi tutto su attori giovani e poco noti, come Ed Skrein, Patrick Wilson o Luke Evans, col rinforzo dei veterani Woody Harrelson, Aaron Eckhart e Dennis Quaid (ma che s’è fatto in faccia?). E trasforma l’epico cimento in una specie di videogioco storico, molto attento ai dettagli tecnici, che si muove su tre linee narrative parallele, a parte un incipit ambientato nel 1938: ci sono gli eroici piloti americani sulla portaerei Uss Enterprise pronti a decollare; ci sono l’ammiraglio Nimitz e i suoi collaboratori dei servizi segreti a Pearl Harbor; ci sono infine i giapponesi, superiori per navi e tecnologia, sicuri di poter assestare un nuovo colpo mortale alla Marina statunitense (invece perderanno quattro portaerei).
Il film, lungo 138 minuti, intreccia grandi eroismi e sconfitte cocenti, duelli impari e sofisticate crittografie, senza dimenticare il ruolo svolto dai resistenti cinesi nell’offrire aiuto agli aviatori americani che erano riusciti a bombardare Tokio sapendo di dover affrontare atterraggi di fortuna. Il tutto in buona misura per il petrolio, come spiega il copione di Wes Tooke: l’aggressiva politica estera condotta dall’Impero del Sol Levante aveva portato infatti gli Stati Uniti a strangolare l’economia giapponese con un embargo devastante, alla lunga insopportabile.
Inutile dire che la forza di “Midway”, se piace il genere, sta più nella magniloquenza di certe sequenze belliche (i caccia-bombardieri in picchiata, i colpi della contraerea, le navi che si inabissano, i decolli e gli atterraggi rischiosi, eccetera) che nell’orchestrazione delle psicologie, di chi combatte e delle moglie a casa, o nella sostanza dei dialoghi, abbastanza rozzi e retorici. Però c’è del senso nella battuta di uno dei piloti, il più freddo e fatalista: “Non sai mai come ti può succedere lassù, quindi perché preoccuparsi?”. Pare facile.

Michele Anselmi

Condividi quest'articolo