Dimenticate il romanticismo e l’illusione di realtà della Sissi di Romy Schneider, la nuova imperatrice d’Austria è circondata da luci scure e soffuse che si aprono solo nei momenti in cui gli ingombranti abiti imperiali seguono l’andamento del vento, mentre la sovrana sfreccia a cavallo lungo le distese naturali della Baviera ricollegandosi alle sue origini. La predominanza dei vestiti sulla figura snella dell’attrice Dominique Devenport, interprete dell’imperatrice, è il primo dettaglio evidente e cela un significato reso noto nella narrazione del viaggio dell’eroina in questione: Sissi è una figura particolarmente ribelle, libera e proiettata ad essere al di fuori delle rigide regole di condotta, tanto da essere più vicina alla figura paterna che a quella della madre – sorella di Sophia, madre dell’imperatore d’Austria Francesco Lorenza D’Asburgo – e quegli stessi abiti segnalano il peso della sua posizione a corte che inizialmente accoglie con ingenua superficialità ma che, appena il tempo del matrimonio, creeranno il primo vero ostacolo per l’imperatrice.
Sin da subito la giovane fanciulla rimescola le carte del destino prescritto dalle famiglie, intervenendo sulla scelta del sovrano circa la sua consorte e questa sua spiccata capacità di agire in base alla propria volontà sarà sempre un fil rouge nelle sei puntate sino ad ora disponibili. Nel bene o nel male, Sissi entrerà a far parte delle questioni di Stato fungendo da mediatrice nei complessi rapporti tra Austria, Ungheria e Francia, riuscendo ad essere stimata dal suo popolo e non solo: “Sissi” riprende lo stile della “Domina Livia Drusilla”, serie uscita lo scorso 14 maggio, una donna che tiene le fila di un impero.
Il pubblico si è diviso in due tra chi ritiene che la vera ed unica Sissi sia quella del 1955 il cui stile narrativo accompagna anche la serie animata del 1997, condannando dunque la rigidità dei personaggi e allo stesso tempo la loro spudoratezza; dall’altra c’è chi invece ritiene che tale rappresentazione sia molto più precisa ed attinente alla verità storica. Sta di fatto che la serie di Canale 5 ha centrato molto bene la figura della sovrana, la sua forza interiore ed intelligenza sopraffina, nonostante siano palesi delle esagerazioni narrative e grafiche: da una parte la narrazione sembra giocare molto sulla logica della maledizione, al posto della maledizione dei Romanov che condannò la famiglia della granduchessa Anastasia – sulla quale si prospetta un live action – si assiste alla maledizione ungherese che renderà tragica la storia degli Asburgo–Lorena; dall’altra alcune scene di scontro tra fazioni nemiche sembrano sovraccaricate, quasi a richiamare lo stile tarantiniano in “Kill Bill”.
Tutto sommato, però, lo storytelling presentato dal regista Sven Bohse non ha tradito le aspettative e ha permesso di dare un altro punto di vista circa l’imperatrice d’Austria, forse anche più di matrice femminista, anche se si dovrà attendere la sua evoluzione nella già annunciata seconda stagione le cui riprese dovrebbero partire a marzo 2022, per essere resa disponibile nel mese di dicembre.

Cristina Quattrociocchi