L’angolo di Michele Anselmi

Una presenza unica: per carisma, voce, eclettismo, fisico del ruolo, con barba o senza barba, in parti da buono e da cattivo. Se ne va anche Donald Sutherland, grande attore canadese, al secolo
Donald McNichol Sutherland. Era nato a Saint John il 17 luglio 1935, è morto oggi a Miami. L’ultima volta che l’avevo visto recitare era nella bella serie western “Lawmen – La storia di Bass Reeves”, il primo marshal nero nella storia del West: Sutherland era il venerabile e implacabile giudice Isaac Parker, che faceva impiccare tutti, un po’ come il Roy Bean di Paul Newman, ma ogni tanto graziava qualcuno se gli andava a genio o era d’umor buono.
Padre di cinque figli, tra i quali il noto attore Kiefer, Sutherland ha attraversato 60 anni di carriera, interpretando oltre 180 film, spesso in parti da protagonista o co-protagonista. In Italia veniva spesso a lavorare, e volentieri. Indimenticabili il fascistissimo Attila che terrorizzava tutti in “Novecento” di Bertolucci e il crespuscolare Casanova nell’omonimo, malinconico, film di Fellini. Amava travestirsi, deformare il proprio viso, farsi crescere o tagliare i capelli, arricciare le sopracciglia demoniache, tutto al servizio del personaggio: dovunque lo mettevi, anche in certe ciofeche alimentari girate da vecchio, dava una chance in più al film, un po’ lo redimeva se era particolarmente brutto. I suoi registi? Da Robert Aldrich a Robert Altman, da Ken Russell a Nicolas Roeg, da John Sturges ad Alan J. Pakula, solo per dirne alcuni, inclusi i nostri Peppuccio Tornatore e Paolo Virzì. Nel 2017 aveva finalmente ottenuto l’Oscar alla carriera, più che meritato. Qui sotto, nel link, le notizie e i suoi film più celebri.

Michele Anselmi