L’angolo di Michele Anselmi
Lando Buzzanca, morto oggi a 87 anni, è stato un bravo attore, un personaggio colorito, l’ispiratore di uno o due fumetti osé “per adulti”, anche un uomo abbastanza divisivo sul piano politico, e mi fermo qui. Nel senso che non mi inoltro, ignorando davvero le cose, nel triste crepuscolo della sua vita, tra malattie, dimagrimenti, assenze logiche, questioni familiari e deprimente ricovero in una Rsa. Ci fu un periodo in qui questo gagliardo siciliano, che all’anagrafe faceva Gerlando, è stato un po’ il simbolo di un certo virilismo di piglio meridionale, anche se indossato con notevole ironia, pure con gusto del paradosso.
Lo so, lui, “il merlo maschio” di quel fortunato film di Pasquale Festa Campanile che forse andrebbe rivisto con occhi diversi, non piaceva alle donne progressiste e di sinistra di sinistra, ma poi, avanti con gli anni, attraverso la serie tv “Mio figlio” Buzzanca dimostrò a sorpresa di essere sensibile al tema dell’omosessualità e disposto a non restare cristallizzato in un ruolo antropologico preciso, ormai fuori dal tempo. Il suo naso adunco, i suoi folti capelli pettinati all’indietro, il fisico possente, la voce disciplinata al sorriso, pure dotata di sfumature non solo dialettali… Buzzanca sapeva stare davanti alla cinepresa e sul palcoscenico, forse ogni tanto ha straparlato nelle interviste, ma poi restano i personaggi che ha interpretato, nel bene e nel male. Io lo ricordo con questa immagine, tratta da “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi, 1961. Il suo secondo o terzo film, quando ancora era solo un bravo “caratterista”, prima che diventasse un personaggio nazionale.
Michele Anselmi