L’angolo di Michele Anselmi

Scopro a tarda sera leggendo un post di Marco Grossi, dopo aver scritto dei David di Donatello, che stasera è morto a Roma Lino Capolicchio. Era nato a Merano nel 1943. La sua autobiografia porta come titolo: “D’amore non si muore”, e in questa affermazione, vai a sapere quanto vera, sta tutto il carattere d’attore di Capolicchio. Capace di muoversi sui terreni più diversi (teatro, film, televisione, regie cinematografiche e liriche), mantenendo quel piglio vagamente nevrotico, tormentato, da bello maledetto, un po’ da personaggio di Bellocchio, che ha contraddistinto la sua lunga carriera, non sempre fortunata. Me lo ricordo bene in “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati: un film che ancora oggi m’inquieta non poco, specie nel finale. Forse ricorderete: Capolicchio incarnava un giovane restauratore a cui il sindaco di un paese della bassa ferrarese affidava l’incarico di riportare alla luce un macabro affresco nascosto in una chiesa di campagna circostante. Ancora oggi mi fa paura.

Michele Anselmi