Sound & Vision

“Ghost Dog – Il codice del samurai” è uno dei film più famosi e celebrati del regista indipendente Jim Jarmusch. Uscito nel 1999, narra le peripezie di Ghost Dog, un letale (e solitario) sicario assoldato dalla mafia che vive ai margini di una corrotta metropoli americana, precisamente sul tetto di una fatiscente palazzina assieme ad uno stormo di piccioni. Le stranezze non finiscono qui: il migliore amico di Ghost Dog è un gelataio dalle origini francesi e tra i due si erge, imponente, un’invalicabile barriera linguistica. Il protagonista, inoltre, segue pedissequamente i precetti del Bushido, il codice etico dei samurai. L’assassino si muove con l’agilità tipica di un soldato del Giappone feudale, maneggiando con destrezza una letale katana, come si evince nell’iconica (e psichedelica) scena ripresa a rallentatore da Jarmusch nella quale il sicario si addestra in attesa della prossima vittima da colpire. Il film, come altri nell’ampia filmografia del cineasta americano, è un melting-pot postmoderno di stili e citazioni, un ibrido tra un “revenge movie” ed un atipico neo-noir. Questa commistione di generi si sostanzia anche nell’iconica colonna sonora della pellicola affidata a RZA, membro fondatore del celebre collettivo hip-hop Wu-Tang Clan (che appare qui anche in un breve cameo).

Il musicista americano regala dei minimali e scarni beat che rispecchiano la decadenza e la criminalità che pervade la città del New Jersey nella quale è ambientato il film. Le atmosfere sonore sono dilatate, ipnotiche e notturne. L’MPC utilizzato da RZA per produrre dipinge dei brevi arazzi sonori in cui a dominare sono dei kit di batteria campionati, ora ibridati a rumori diegetici, ora a taglianti liriche affidate ai compagni del Wu-Tang Clan. Basti citare l’iniziale “Ghost Dog Theme”, in cui il sound di RZA si contamina con dei latrati canini, oltre che con dei suoni provenienti dalla metropoli, oppure il rap concitato ed intricato di “Fast Shadow”. I beat del fondatore di uno dei collettivi più importanti dell’hip-hop traggono ispirazione da sonorità di matrice afroamericana come il funk, il jazz ed il soul, ma si contaminano costantemente, come la pellicola stessa, con suggestioni provenienti dall’Oriente. Ad esempio, il leader del Wu-Tang Clan arricchisce a più riprese le sue produzioni con dei suoni che simulano strumenti come i gong oppure si allontana, nella costruzione delle melodie, da cliché tipici della musica Occidentale, cercando di strizzare l’occhio a tradizioni musicali distanti dalla cultura hip-hop. Il sound meticcio impresso da RZA alle composizioni rende i brevi frammenti musicali che fanno parte della colonna sonora solenni e contemplativi, un commento sonoro perfetto per l’esistenza riflessiva del protagonista, costantemente scisso tra la violenza sanguinosa della mafia e l’ascesi spirituale offerta dalle norme morali del codice dei samurai. Due culture geograficamente e ideologicamente lontane come quella orientale e quella americana si incontrano dialogando e, grazie alla score di RZA, trovano un’instabile sintesi.

L’agile samurai urbano interpretato da Forest Whitaker si muove nell’ombra così come i notturni affreschi sonori composti dal beatmaker americano si destreggiano tra ovattati accordi di pianoforti elettrici e ripetitivi fraseggi di chitarra elettrica. Il sound di RZA è vivido e pulsante come il sangue che scorre nelle strade della fatiscente metropoli americana. I collage sonori del fondatore del Wu-Tang Clan ipnotizzano lo spettatore, intrappolandolo nei loop che compongono la maggior parte delle strutture dei brani. Inoltre, gli esplosivi groove di brani come “Samurai Theme” sono spesso impreziositi da brevi pause che ne enfatizzano gli incalzanti ritmi non quantizzati scaturiti dalla workstation utilizzata da RZA.
In conclusione, RZA firma una colonna sonora cult facendo dialogare dialetticamente due culture agli antipodi, quella americana e quella del Giappone feudale, riuscendo a cristallizzare perfettamente le atmosfere notturne del film nei suoi scarni beat. Dopotutto il migliore amico del protagonista è un gelataio francese e Ghost Dog un sicario che segue i precetti dei samurai. La sintesi tra opposti inconciliabili, come la violenza carnale e l’ascetismo filosofico orientale, è ciò che ha reso il film uno dei migliori di Jarmusch.

Gioele Barsotti