L’angolo di Michele Anselmi

Ma non doveva girare prima un film con Luca Guadagnino e poi uno con Paolo Sorrentino? Invece no: Jennifer Lawrence, splendida attrice americana 32enne, che si fece notare nel 2010 con “Un gelido inverno” e da allora ha fatto i fuochi d’artificio, s’è presa una vacanzina con “Fidanzata in affitto”, che esce giovedì 21 giugno targato Sony-Columbia. Il titolo inglese, forse desunto da una canzone degli Avett Brothers, recita “No Hard Feelings”, ma siccome trattasi di commedia tra licenziosa e sentimentale ecco l’idea della fidanzata da affittare. Lei è sempre avvenente, pure pienotta in viso, e in inglese la sua voce grintosa e veloce funziona meglio di quella che le presta la doppiatrice Alessia Amendola; ma il film di Gene Stupnitsky, su copione di John Phillips, è quello che è: un cine-romanzetto di formazione, con un po’ di sesso e parolacce, in realtà parecchio zuccheroso e prevedibile.
La signorina in questione si chiama Maddie, vive nella cittadina balneare di Montauk (New York), è piena di debiti e le hanno appena sequestrato l’automobile con la quale lavora per Uber. Urge una soluzione, servire gli aperitivi al club del porto non basta, anche perché maltratta i danarosi clienti. Così finisce con l’accettare la sconveniente proposta che viene da una coppia di ricconi un po’ fessi: fare da nave scuola al figlio diciannovenne Percy, gran cervellone imbranato e silenzioso, sempre chiuso nella sua stanza davanti al computer, modalità hikikomori. In cambio dello sverginamento lei potrà prendersi la comoda Buick che giace inutilizzata nella villa postmoderna e tornare al lavoro per saldare i debiti.
Un classico del genere, non proprio una novità. Con lei sboccata e seduttiva, s’intende sopra le righe, capace di spogliarsi nuda davanti al fanciullo per favorire un romantico bagno nel mare; mentre lui, timido e cervellotico, finanche spaventato dalla trentenne intraprendente, vorrebbe un approccio più dolce, salvo capire che c’è sotto qualcosa, a sua insaputa.
Siamo un po’ dalle parti di “Tutti pazzi per Mary”, tra qualche affondo osé e le solite ironie sui “nerd”, almeno fino a quando Percy, invitato a cena con tanto di Limousine, non si metterà a suonare e cantare al pianoforte “Maneater” e lei cambierà espressione, forse toccata dalla sua bravura.
S’intende che Maddie, bionda e sfrontata, ma in fondo in cerca di qualcosa che non sia solo scopare col primo venuto, uscirà migliore dalla faccenda, al pari di Percy, finalmente deciso ad affrancarsi dai suoi genitori iperprotettivi e reagire al bullismo soffocante. Non vi dico come e in seguito a cosa, naturalmente.
Jennifer Lawrence e Andrew Barth Feldman trovano via via una certa “chemistry”, il resto dal cast, a partire dal bolso Matthew Broderick nei panni del padre, è da commedia hollywoodiana di serie B. La star in cartellone coproduce, il che significa che il progetto le è proprio piaciuto o con esso ha pensato di tornare al successo pieno.
PS. La bella canzone sui titoli di coda è la gloriosa “You’ll Accomp’ny Me” di Bob Seeger. Considerando titolo e testo, ci sta bene.

Michele Anselmi