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Jennifer Lopez panterona deruba i lupi di Wall Street. Con “Hustlers” la vendetta delle ballerine di lap-dance

La Festa di Michele Anselmi

La metafora pare chiara: “Tutto questo Paese è uno strip-club, ci sono persone che lanciano i soldi e persone che ballano”. La frase sigilla “Hustlers”, il film di Lorene Scafaria passato alla Festa di Roma dopo l’anteprima al festival di Toronto e poco prima dell’uscita in sala con Lucky Red (7 novembre).
Storia vera, o quasi, tratta da un articolo della giornalista Jessica Pressler e riscritta per il grande schermo dalla stessa regista. Il titolo italiano cambierà in “Le ragazze di Wall Street – Business is Business”, troppo lungo e allusivo, perché le fanciulle in questione erano semplicemente “hustlers”, cioè imbroglione, benché per nulla peggiori, anzi, degli assatanati, feroci e viziosi “lupi di Wall Street” depredati con una magica pozione. Quale? Un mix di ketamina ed ecstasy nel whisky, per rendere i clienti abbastanza confusi da consegnare la carta di credito e abbastanza sobri per apporre poi una firma.
Ambientato tra il 2007 e il 2014, il film non santifica le sexy-truffatrici, me certo le racconta sotto una luce di complice simpatia, almeno fino a quando non entra in campo il “fattore umano”. Il punto di vista è quello di Destiny, una ballerina di lap-dance dai tratti orientali che fatica a mettere insieme i soldi per provvedere a sé stessa e alla vecchia nonna. Caruccia ma niente di più, la ragazza è in cerca di una svolta, che arriva grazie a Ramona, la “panterona” del ramo, che si produce in numeri fantastici al palo e sa come annichilire i clienti danarosi. Essendo incarnata dalla callipigia Jennifer Lopez, strizzata in abiti da sballo e con la chioma fluente, Ramona si comporta da regina indiscussa in quei locali frequentati dai boss di Wall Street.
Ma il crollo finanziario del 2008 provoca una flessione degli “affari”, e così bisogna inventarsi qualcosa di più decisamente radicale. Strette in un patto di ferro, anche d’amicizia, Ramona, Destiny, Mercedes, Annabelle, Dawn e le altre mettono su un sistema criminale di rapina che si fonda sulla vergogna dei derubati e sull’assenza di prove. Nessuno denuncia, fino a quando…
Siamo un po’ dalle parti di “Striptease” e “Showgirls”, anche se Lorene Scafaria, pur muovendosi nel già visto, sembra più intonarsi a un certo cinema “alla” Steven Soderbergh nell’intreccio tra situazioni buffe, sequenze adrenaliniche, dialoghi pungenti e affondi morali. La spinta che anima queste donne sessualmente disinvolte, alcune delle quali madri premurose, è semplice: “La partita è truccata. Dobbiamo ragionare come quei tizi di Wall Street”. Il che significa ripulire gli “squali” della finanza per mettere insieme più soldi che si può: seguiranno attici, pellicce, Suv, gioielli, champagne, cocaina…
Naturalmente Jennifer Lopez, reduce dal lancio del nuovo single “Baila conmigo” e dalla sfilata milanese in “jungle dress”, si cuce il film addosso, a partire dalla sua prima performance al palo, facendo di Ramona una sorta di “raddrizzatorti” diabolica e solidale allo stesso tempo. #MeToo c’entra poco con la vicenda, direi, ma certo gli uomini, a parte uno, non ci fanno una bella figura.
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Nota a margine, ma neanche tanto. La programmazione della Festa suona alquanto bizzarra, e uso un eufemismo. Prendete oggi, mercoledì 23 ottobre. Per la stampa accreditata quattro film diversi alla stessa ora, cioè alle 9 di mattina, senza repliche ravvicinate. Nulla, invece, alle 11 e dintorni, a quanto pare solo per lasciare spazio al “Convegno NuovoImaie”. Il vicequestore Rocco Schiavone commenterebbe: “Esticazzi!”.

Michele Anselmi

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