“John Woo e il Crime Movie di Hong Kong” di Andrea Venuti (Profondo rosso editore, 2021) riaccende oggi l’attenzione su un cineasta che dagli anni Novanta è diventato, dopo anni di lavoro nell’industria hong-konghese, un punto di riferimento anche per il cinema di Hollywood. Autore di capolavori come “The Killer”, “A Better Tomorrow” e “Face/Off – Due facce di un assassino”, Woo è il centro di uno studio che illumina inoltre, in maniera completa e approfondita, la scena del crime movie di Hong Kong. Ne abbiamo parlato con Andrea Venuti.

Facciamo il punto sulla fortuna critica di John Woo. Com’è la stata la situazione in Italia?

Andrea Venuti: Una piccola parte della critica italiana tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila ha prestato la massima attenzione al cinema di John Woo riuscendo ad analizzarne i notevoli aspetti tematici; mi riferisco ad esempio a Giona A. Nazzaro e Andrea Tagliacozzo e attraverso i loro saggi, dedicati sia al cinema di Hong Kong sia a Woo, sono stati in grado di realizzare un quadro critico lodevole sul lavoro del regista asiatico. Discorso analogo per Marco Bertolino ed Ettore Ridola (“John Woo La violenza come redenzione”) o Massimiliano Spanu (“John Woo”) oppure impossibile non citare Alberto Pezzotta, il quale nel suo indispensabile “Tutto il Cinema di Hong Hong” si è focalizzato molto sull’aspetto tecnico del cinema di Woo. Sfortunatamente in seguito, tranne qualche rara eccezione, la nostra critica ha un po’ dimenticato di rimarcare l’importanza del cinema di Woo ed ecco che entra in gioco il mio volume nato dalla volontà di ribadire nuovamente il valore del cineasta nativo di Guangzhou.

Slow motion, sequenze ipercinetiche, montaggio alternato, colombe che volano tra i proiettili sono alcuni dei marchi di fabbrica del regista di “The Killer” e “Hard Boiled”. Da cosa derivano queste sue ossessioni e qual è la loro filiazione rispetto alla corrente cinematografica generalmente nota come new wave di Hong Kong?

A.V.: Innanzitutto se ad Hong Kong non si fosse sviluppata una corrente di cambiamento come quella della new wave, John Woo sicuramente sarebbe rimasto impigliato nel genere della commedia o peggio ancora spedito definitivamente a Taiwan a dirigere film di serie z. Detto questo, la poetica di Woo in parte accantona alcuni elementi introdotti dal movimento (dallo sguardo sociale critico alla violenza brutale priva di fascino) focalizzandosi invece sull’eleganza dell’azione mediante la quale è possibile intercettare l’essenza stessa del suo eroe (spirito di sacrificio, lealtà, coraggio) e lo fa servendosi di marche di enunciazione mescolate tra loro in modo innovativo e unico: pensiamo solamente al montaggio serratissimo intervallato ad uno slow-motion altamente significativo e comunicativo.

L’amicizia virile e il sacrificio accomunano il cinema di Woo a quello di diversi registi occidentali, penso a Peckinpah o allo stesso Scorsese. In che modo Woo riesce a riproporre queste tematiche facendole totalmente sue?

A.V.: Woo è senza dubbio un regista “cinefilo” e guardando attentamente i suoi film non è difficile individuare richiami ad autori quali Scorsese, Peckinpah, Melville e ovviamente Chang Cheh (il suo maestro) tuttavia l’amicizia virile e lo spirito di sacrifico le ritengo tematiche wooiane al 100% in quanto nascono da esperienze personali vissute in prima persona dal cineasta. Woo più volte ha sottolineato di credere fermamente nell’amicizia. Da giovane ha ricevuto moltissimo da amici e benefattori; la sua famiglia versava in condizioni di estrema povertà e la sua istruzione primaria, ad esempio, è stata pagata da una famiglia americana e dalla Chiesa oppure pensiamo al suo primo crime movie -A Better Tomorrow- nato grazie ad un forte interessamento di Tsui Hark (grande amico di Woo, soprattutto tra gli anni Settanta ed Ottanta) che ha deciso di produrlo dando carta bianca a John Woo.

Com’era il crime movie hong-konghese prima di un film spartiacque come “A Better Tomorrow”?

A.V.: Nei primi anni Ottanta ad Hong Kong il crime movie si è imposto sotto l’attenzione del pubblico e della critica, ormai stanchi dei classici kung fu movie; i vari registi della new wave hanno deciso pertanto di abbracciare questo nuovo genere con l’obiettivo di ritrarre lucidamente la realtà contemporanea mettendone dunque in risalto pregi e difetti. Diversi sono gli elementi che accomunano i vari crime movie locali pre “A Better Tomorrow”: una violenza brutale priva di qualunque fascino spesso ripresa con uno stile semi-documentaristico oppure importante l’interesse rivolto al sottobosco urbano abitato da balordi e disperati riuniti in anguste e sporche periferie completamente differenti rispetto alle mastodontiche strutture delle zone centrali infine doveroso evidenziare la smitizzazione di un qualsiasi ideale romantico in correlazione alla malavita. Elementi poi accantonati dal nostro John Woo.