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La città che cura. Dare nuova vita attraverso le relazioni e l’ascolto

Sarà nelle sale dal 9 maggio il documentario “La città che cura”, ispirato all’omonimo progetto di salute pubblica sul territorio che ha visto come culla Trieste, in particolar modo Ponziana, periferia a sud della città. Lo scopo è rispondere alla solitudine che pervade le realtà sociali più disagiate e offrire la possibilità di una vita degna a chi altrimenti resterebbe confinato nell’oblio.
Durante la visione, seguiamo le vite di Plinio, un anziano pianista che non vuole più uscire di casa, di Roberto, colpito da un ictus e scoraggiato dalla difficoltà che deve affrontare, e di Maurizio, che sconta ora gli effetti di una vita di eccessi. Ciò che colpisce è lo straordinario impegno degli operatori sanitari nell’offrire una speranza a queste persone, nel dargli fiducia e incoraggiarli nell’intraprendere un percorso di miglioramento delle loro condizioni di vita.
Non è facile avere a che fare ogni giorno con il dolore di persone depresse, non più giovani e sole, nonostante ciò, gli operatori sanitari non si arrendono e, partendo da questioni pratiche come il mangiare ogni giorno, fatto in sé per niente scontata, mettono se stessi al servizio del prossimo per garantire loro una vita dignitosa, senza mai far mancare il calore di un sorriso.
Il focus del progetto, dal libro “La città che cura. Microaree e periferie della salute” a cura di Giovanna Gallio e Grazia Cogliati Dezza, è per l’appunto la relazione e la condivisione come cura per la guarigione, un concetto semplice, ma spesso trascurato in virtù di terapie mediche “tradizionali” che curano il corpo, ma poco possono fare per l’anima.
Ecco così che, per esempio, il teatro diventa per Roberto non solo uno strumento per recuperare il linguaggio, ma soprattutto il modo ideale per sentirsi parte di un gruppo, accolto nonostante i suoi limiti e coltivare la relazione come mezzo per migliorare il suo tenore di vita.
Ciò che da dieci anni viene messo in pratica a Trieste implica una nuova visione del mondo, che vede il benessere emotivo come fondamentale per il malato, non più visto solo nella sua malattia, ma anzi nella sua globale condizione esistenziale, dando valore alla sua vita, condividendone i bisogni e i problemi di tutti i giorni.
Vincitore della borsa di studio Premio Solinas, il documentario “La città che cura” di Erika Rossi è un’esperienza che racconta sì la grandezza di un progetto innovativo che non ha eguali in Europa, ma dimostra anche quanto a volte dalle idee più semplici possano nascere progetti rivoluzionari.

Stefania Scianni

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