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La Famiglia Manson. In libreria un nuovo libro Odoya sulla setta omicida

La Famiglia Manson. Dall’estate dell’amore all’estate dell’orrore di Mariopaolo Fadda, edito da Odoya, torna con competenza e palpabile fascino narrativo sul massacro di Cielo Drive, ricostruendo fatti, analizzando le personalità, delineando con competenza e precisione lo sfondo socio-culturale. In attesa di vedere Once Upon a Time in Hollywood di Tarantino, il volume offre uno spaccato esaustivo e affascinante di uno dei momenti chiave della recente storia americana. Nella seguente intervista a Fadda, ripercorriamo alcuni nodi centrali della vicenda e del lavoro a monte della costruzione del libro.

La Famiglia Manson ricostruisce uno degli eventi di cronaca nera più celebri del Ventesimo secolo. In che modo le connotazioni storiche degli avvenimenti, messe nere su bianco dal sottotitolo Dall’estate dell’amore all’estate dell’orrore, hanno influito sulla percezione del caso stesso da parte dell’opinione pubblica?

M.F.: Le stragi della Famiglia Manson si sono fatte strada nell’immaginario collettivo per gli intrecci con i rivoli più perversi dei miti e riti dell’utopia hippie, da una parte, e con il feticismo divistico di Hollywood, dall’altra. Manson mette su la Famiglia nell’orgia di amore, droga e rock ‘n’ roll della Summer of Love (1967) per spingerla sul sentiero dell’orrore di Helter Skelter (1969) sfruttando in pieno il clima di una ribellione che il mondo dorato dell’industria dello spettacolo corteggiava e incoraggiava per trarne profitto.

Partendo dalle cronache giudiziarie, disegni una lettura del caso, intrecciata con i profili biografici dei protagonisti e una ricca analisi del background culturale, che riesce a consegnarci uno spaccato appassionante anche dal punto di vista narrativo. Come hai proceduto nella scrittura?

M.F.: È stato il dibattimento processuale a rivelare all’incredulo mondo intero la ferocia di una banda di disadattati guidata da un delinquente psicopatico che, armata degli stridori di una canzone dei Beatles e dei versi del libro dell’Apocalisse, voleva redimere niente poco di meno che l’umanità. È chiaro che tutto ciò non poteva essere solo il risultato delle farneticazioni di un pugno di angeli sterminatori, che pure presentavano una variegata biografia individuale, ma aveva a che fare con un comune background riconducibile, con le opportune distinzioni, alla rivolta, essenzialmente letteraria e comportamentale, della Beat Generation contro le (presunte) storture del boom economico del Secondo dopoguerra.

Il plagio e la seduzione, in senso più o meno stretto, sono i registi occulti del massacro di Cielo Drive. È piuttosto singolare notare che quegli stessi sentimenti continuino ad alimentare il nostro interesse verso la vicenda… In breve, perché questo caso continua ad affascinare scrittori e pubblico?

M.F.: Nella storia criminale abbondano i casi di plagio e seduzione, ma il caso della Famiglia Manson ha delle caratteristiche che lo rendono quasi unico e credo che le parole di Bugliosi le sintetizzi alla perfezione “una banda di robot vagabondi pedissequamente obbedienti a un uomo e un uomo solo, il loro padrone, il loro capo, il loro dio, Charles Manson… Era il maharaja dittatoriale, se volete, di una tribù di schiavi leccapiedi che erano estremamente felici di eseguire i suoi ordini. La Famiglia di Charles Manson predicava l’amore ma praticava omicidi selvaggi a sangue freddo”. Nel libro sono descritti gli strumenti usati da Manson per sottomettere tutti quei ragazzini ai suoi voleri: le tecniche di controllo mentale predicate da Dale Carnegie, le tecniche “terapeutiche” di Scientology, la visione apocalittica della Church of Final Judgement a cui aggiunse di proprio le canzoni dei Beatles e il libro dell’Apocalisse.
Se poi ci allarghiamo fino a comprendere il contesto in cui prosperava la Famiglia, la controcultura e Hollywood, troveremo svelati i motivi per cui il caso continua ad alimentare interesse ed emanare un certo fascino, per quanto sinistro.

Come il mondo hippy è legato alle motivazioni del massacro di Cielo Drive? Riflettere sulle connessioni tra Manson e il mondo dello spettacolo del tempo, tra Beach Boys, Neil Young e Mamas & Papas, racconta una storia diversa, di frustrazione e difficoltà, di disagio…

M.F.: Il mondo hippie non è legato direttamente alle motivazioni degli omicidi, avvenuti solo per placare la sete di sangue di Manson per i rifiuti subiti e soddisfare le sue elucubrazioni pseudo-sociologiche su un’imminente e fantasiosa guerra razziale. Il mondo hippie vi rientra per la carica anti-establishment (politico e culturale) che sotto lo stendardo di Peace & Love alimentava e giustificava comportamenti di pura criminalità, come ad esempio lo spaccio di droga.
Pigs, una delle parole scritte lasciate dagli assassini sia a Cielo Drive che a Waverly Drive e anche in casa di Hinman (la prima vittima della Famiglia), era un termine comune usato nel mondo hippie per definire i poliziotti e gli esponenti dell’establishment in generale.
Frustrazione solo da parte di Manson. I vari divi, da Dennis Wilson, a Neil Young, a Mama Cass Eliot non faranno nulla per impedire che le traiettorie delle loro vite si intersechino con quella di uno psicopatico mefistofelico e meno che mai proveranno disagio, ripensamenti. Neil Young rimarrà sempre convinto che Manson fosse un buon musicista.

Hai già avuto modo di vedere Once Upon a Time in Hollywood di Quentin Tarantino? Se sì, cosa ne pensi?

M.F.: No. La sua uscita nelle sale cinematografiche americane è prevista per il 26 luglio, mentre in Italia verso la fine di settembre.
Da quel che ho letto, mi pare di aver capito che questo dovrebbe essere uno di quei film in cui Hollywood si parla addosso, raccontando com’erano belli quei tempi là. Le stragi di Manson servirebbero solo a certificare il momento in cui, secondo Tarantino, Hollywood avrebbe perduto la propria innocenza. Hollywood che perde l’innocenza? Credo sia più che legittimo dubitare che l’abbia mai avuta. Un film su un ossimoro? Vedremo.

Oltre a Tarantino, in uscita c’è anche Charlie Says, per non parlare del successo riscontrato dalla serie Acquarius o della classica Helter Skelter, le due versioni ispirate direttamente dal best seller del procuratore Bugliosi. Qual è il tuo giudizio su questi titoli? Quale consiglieresti a chi volesse approfondire la lettura del tuo saggio?

M.F.: Non ho visto Charlie Says e nemmeno Acquarius, mentre ho visto le due versioni televisive di Helter Skelter. Assolutamente da non perdere quella del 1976, il libro sulla Famiglia Manson deve molto proprio a questa versione. Anche se un gran numero di dettagli sono omessi per ovvie ragioni di durata (le due puntate durano poco più di 3 ore), l’intera vicenda viene ricostruita in modo esemplare ed esauriente, con due interpretazioni al di sopra di tutte: Steve Railsback-Manson e George DiCenzo-Bugliosi.
Il remake del 2004, che dura poco più di due ore, è decisamente inferiore e si concentra più intensamente sulle figure di Manson e Linda Kasabian (la testimone chiave del processo). Ottima, anche in questo caso, l’interpretazione di Manson affidata a Jeremy Davies, mentre la figura di Bugliosi è marginale e poco credibile (ben più vecchio e grasso di quanto lo fosse Bugliosi stesso a quel tempo) e l’interpretazione, affidata a Bruno Kirby, lascia alquanto a desiderare.

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