La Mostra di Michele Anselmi|1
Un tizio vestito di bianco come Peter Ustinov ai tempi d’oro, con tanto di Panama in testa, anche la stazza è la stessa, pretende di fare un selfie insieme alla moglie, conciata anch’essa in modo improbabile, sul tappeto rosso davanti al Palazzo del cinema. Peccato che tutta l’area sia un cantiere, tra cartonati, pezzi di legno, operai armati di trapano e luci da montare. Niente, lui e lei non se ne vogliono andare, benché un gentile funzionario della Biennale dica loro che potranno scattare l’ambita foto domani mattina. Non sarebbe neanche un quarto d’ora di celebrità, ma la Mostra, la cui 79esima si apre il 31 agosto per terminare il 10 settembre, fa di questi scherzi: tutti vogliono esserci, salvo poi pentirsene. Vi dico subito perché.
Finito il Covid, come devono aver pensato con notevole ottimismo il presidente Roberto Cicutto e il direttore artistico Alberto Barbera, ogni restrizione sanitaria è saltata alla Mostra: mascherine solo consigliate, sale praticabili in ogni ordine di posti, niente controllo della temperatura, e tuttavia è stato lasciato – non si capisce perché – il complesso sistema digitale di prenotazione, che ha fatto cilecca domenica e pure stamattina martedì 30, facendo imbestialire migliaia di accreditati e anche di spettatori paganti. Si poteva evitare? Ma certo, bastava prevedere e testare per tempo.
Ma neanche Vivaticket, società tanto leader quanto pasticciona, è riuscita a evitare la figuraccia che lancia un’ombra sull’impianto organizzativo della Mostra. Pensate: perfino gli accreditati, per ritirare la tessera, si sono dovuto sobbarcare una lunga fila appena scesi dal vaporetto. Ai tempi d’oro, pre-Covid intendo, non succedeva mai; stavolta sì. Perché? Se torni a quota 12mila accreditati, che sono buona parte del pubblico fedele sul quale la Biennale conta, bisognerebbe attivarsi per tempo, al fine di evitare ingorghi, stress e disagi.
Invece sapete come ha risposto Barbera? Così: “I disguidi sono purtroppo in parte inevitabili, nessun sistema è in grado di gestire la complessità di una biglietteria di un festival con tutte le criticità che comporta. E poi c’è il fatto che tutti si collegano insieme alla stessa ora: abbiamo 12mila accreditati, se tutti cercando di prenotare allo stesso momento è chiaro che il sistema va in crash”. E ancora: “È chiaro che il sistema è migliorabile, e ci stiamo lavorando. Ma siccome i posti ci sono e c’è ancora una disponibilità enorme, basterebbe che la gente smettesse di cercare di collegarsi contemporaneamente alle 7 del mattino e si distribuisse lungo la giornata”.
Francamente viene da trasecolare. Prima la Mostra invita i giornalisti a collegarsi alle 7 del mattino, ogni due giorni, per prenotare con ordine i film da vedere. Ma appena due ore dopo, certo per i titoli più attesi, i posti non si trovano più. Esempio? Sabato passa “The Whale” di Darren Aronofsy, stamattina ho passato un’ora al computer senza potermi collegare al sistema, sempre rinviato alla scritta “sala d’attesa” (demenziale); alle 9.40, cioè non troppo dopo, non c’era più una sedia libera. Si può seguire una Mostra così, tanto più dovendo uscire alle 8 del mattina per la prima proiezione stampa?
Per fortuna il presidente Cicutto s’è scusato pubblicamente: “C’è stato un assalto alla diligenza, circa 500 domande giunte contemporaneamente, soprattutto dagli accreditati Industry e Press. Ce ne scusiamo” dice. Per aggiungere, facendo capire di aver dato una strigliata ai tecnici, “i nostri partner dovranno migliorare”.
Quanto all’inaugurazione ufficiale, si parte mercoledì 31 agosto in Sala Grande, alla presenza della giuria pilotata da Julianne Moore, in quota Italia c’è Leonardo Di Costanzo, il regista di “Ariaferma”, con il molto atteso “White Noise” di Noah Baumbach, dal romanzo di Don DeLillo (è in concorso). Subito prima sarà consegnato il Leone d’oro alla carrier a Catherine Deneuve, attrice di casa al Lido con i suoi film. La serata televisiva su Rai Movie sarà animata, nei panni della madrina, dall’attrice spagnola Rocío Muñoz Morales, nota in Italia solo per essere la compagna di Raoul Bova. Scelta bizzarra, non chiedetemi perché: non saprei davvero che cosa rispondere.
Michele Anselmi