All’inizio del 2021 Variety, ritenuta a torto o a ragione la bibbia dell’industria cinematografica mondiale, si poneva 5 quesiti riguardo a come sarebbe andato il box office dell’anno che si apriva. Vale la pena verificare cosa è poi successo, ora che l’anno sta per terminare. La prima domanda consisteva nell’ ipotizzare il percorso cinematografico del nuovo anno alla luce della pandemia che nel 2020 aveva messo in crisi gli incassi del box office non solo in America, ma in tutto il mondo. “Per evitare la bancarotta -scrivono gli autori dell’articolo – sarebbero stati necessari altri 750 milioni di dollari”. Il secondo quesito riguardava lo stato di salute del mercato cinese, il paese dove come è noto si è propagato il virus che ancora oggi ammorba l’universo intero. Sta di fatto che nonostante il virus il 2020 cinematografico cinese è stato il più provvido da sempre. Tant’è che per la prima volta nella storia gli incassi delle sale hanno superato quelli del mercato americano. Terzo quesito: la pandemia avrebbe consentito la stagione estiva, che come sappiamo in America è la più provvida? Lo è perché laggiù, a differenza che in Europa, è proprio l’estate a far lievitare gli incassi, grazie al fatto che le scuole sono chiuse e i teenager vanno in massa al cinema, mentre da noi vanno al mare o in montagna. Quarta domanda: “il coronavirus cambierà il genere di film più popolari?”. Probabilmente sì, perché investire 200 milioni di dollari in blockbuster come “No Time to Die” o “Black Widow” in tempi di pandemia potrebbe essere parecchio rischioso. E infatti Hollywood sempre di più guarda alla serialità, affidando a Netflix e compagnia l’incarico di rastrellare gli incassi. Ultima domanda: il cinema rischia di essere superato o comunque condizionato da altre forme di spettacolo come l’animazione e i videogiochi, dove Disney, Sony e Marvel, per citarne solo alcuni, fanno da padroni? Spider Man vs cinema: chi vince? In tempi di pandemia è chiaro che, mentre le presenze di spettatori in sala languono, chi resta a casa sa a chi rivolgersi. Chiudo l’articolo invitando i lettori di Cinemonitor, se ne avranno voglia, a confrontare le domande di Variety con quanto è poi accaduto.

Roberto Faenza