Quale è la corrispondenza tra una rossa e scintillante Meryl Streep e un film per ragazzi? Nessuna, perché il nuovo film prodotto da Ryan Murphy disponibile su Netflix dall’ 11 dicembre non è un film per ragazzi, ma la tematica centrale, quella dei diritti LGBT, è tanto forte da consentirne paradossalmente una rappresentazione mixata tra leggerezza e profondità. La negazione dei diritti basilari dell’uomo, appellandosi a valori condivisi, è quanto di più arcaico una società possa rendere noto e il contesto dell’Indiana, presentato nel film, è solo un esempio di quanto questo vincoli la libertà altrui. “The Prom” decide di partire da uno dei diritti negati, quello della condivisione, la stessa che si esprime nella capacità di attori allo sbaraglio di riconoscersi nelle vite di giovani ragazzi, condividendone paure, frustrazioni e gioie, creando così una sorta di narrazione “bifocale”. Eppure non potrebbe essere altrimenti, sarebbe stato improbabile riuscire ad avvicinare il mondo eccentrico, luccicante ed esasperato di Broadway, che vede spiccare due punte di diamante del cinema internazionale come Meryl Streep e Nicole Kidman, e la storia di una giovane ragazza del college estraniata solo per il suo orientamento sessuale. Ognuno dei personaggi cerca qualcosa, una svolta per la propria vita, c’è chi mira alle luci della ribalta, chi alla pace interiore e chi semplicemente all’accettazione.

Quest’ultimo termine è di per sé errato, come anche affermare di voler “normalizzare” qualcosa che già lo è: la potenza narrativa di “The Prom” si palesa proprio in questo punto, facendo emergere i fragili paradossi quotidiani e distruggendoli come castelli di sabbia, non per nulla il messaggio lanciato in apertura tra le strade di Broadway e relativo al “potere di cambiare il mondo”, suona sin da subito come una promessa. Ogni parola ha un peso e così il film di Murphy, gioca sulla commistione tra musical e film, tra il potere trainante della musica e i significati che è capace di veicolare sapendo puntare sulle giuste voci: “Just breathe Emma”, “Respira Emma” è il consiglio che la protagonista continua a dare a sé stessa e al pubblico per affrontare gli occhi puntati, le critiche e le limitazioni imposte dagli altri; un messaggio di coraggio e determinazione che non vuole affatto passare inosservato. “The Prom” , però, non vuole essere una paternale di due ore, anzi, l’ironia, l’irriverenza bonaria, le lacrime e i sorrisi che divampano tra luci, colori, musica e lustrini che riempiono naturalmente le scene, vogliono essere un monito per lo spettatore: quando ci arroghiamo il diritto di poter esprimere una sentenza di condanna verso gli altri, potenzialmente condanniamo anche qualcuno verso cui non penseremmo mai di farlo; ogni singolo individuo, prima di essere la categoria che noi gli affibbiamo, è quell’ essere umano con una propria storia, fragilità, debolezze, una sorta di analisi SWOT vivente, in cui potremmo paradossalmente riconoscere noi stessi.

Cristina Quattrociocchi