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“La regina degli scacchi”: le mosse vincenti della nuova storia di formazione Netflix

Ispirata all’omonimo romanzo (1983) di Walter Tevis, “La regina degli scacchi” è un dramma biografico ben realizzato e ben raccontato, con personaggi che funzionano e un’attrice, Anya Taylor-Joy, che sa vestire perfettamente i panni del giovane talento tormentato. Si chiama Beth Harmon la protagonista di  questa appassionante miniserie originale Netflix: orfana di madre a soli 9 anni e affidata negli anni ’60 alle cure di un orfanotrofio, in attesa di adozione. Beth, nel seminterrato della struttura, rimane stregata dal custode che, in solitaria, gioca a scacchi. Questi le resteranno nella testa e farà di tutto per imparare il loro meccanismo grazie a quell’uomo che in lei vede un vero e proprio prodigio. Di notte, Beth, rivede sul soffitto della propria camerata la partita, anticipa le mosse, vive gli scacchi in modo diverso da chiunque altro ed in poco tempo impara la teoria e la pratica del gioco, sbalordendo tutti.

Nonostante gli anni che passano, Beth non abbandona gli scacchi e trova il modo di iniziare a gareggiare, arrivando, in pochi anni, ai tornei più importanti del settore. Tra le mani di Beth Harmon, pedoni, cavalli, alfieri e sovrani sono dei veri e proprio guerrieri, le cui gesta sono impossibili da non osservare con attenzione. La mente di Beth è senza dubbio geniale, ma anche tormentata, non le dà tregua e la porta ad inseguire il proprio talento fino a raggiungere il limite. “La Regina di Scacchi” funziona, la giovane protagonista, Beth, è allo stesso tempo eroina e antagonista, alleata e nemica di sé stessa ed è proprio questa sua personalità ad appassionare. Pur scontrandosi con sfide difficili, traumi familiari del passato e un mondo sessista, il conflitto di Beth è principalmente interiore e dà vita a fantasmi difficili da scacciare.

Il regista, Scott Frank, sa gestire bene i tempi narrativi e rende la serie avvincente grazie ad una serie di intuizioni geniali: scacchiere sul soffitto che si muovono, la brama di vittoria e di conoscenza, i primi piani di Beth durante gli incontri, come a voler mostrare il suo cervello che macina e le sue emozioni. Tutto questo, insieme ad una colonna sonora, emotiva e motivazionale, curata da Carlos Rafael Rivera, regala allo show la giusta dose di pathos che accompagna lo spettatore per tutta la serie, crescendo puntata dopo puntata. La storia di Beth Harmon ci viene presentata con un tono maturo, mai esagerato o ridondante, ma con gli aspetti tipici di una vicenda di formazione. La storia di Beth Harmon difficilmente avrà un seguito, ma il successo di questa serie era già scritto nel trailer.

Flavia Arcangeli

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