L’angolo di Michele Anselmi 

In fuga dalla tv generalista, un po’ stanco di ripartire con serie e miniserie, mi sono imbattuto in un film danese del 2003, credo appena acquistato da Netflix. Non lo conoscevo per niente. Il titolo internazionale recita “Move Me”, suppergiù “spostami”, più facile da ricordare dell’originale “Lykkevej”. Come spesso capita quando non sai bene cosa scegliere, ti fidi un po’ della trama sintetica e della fotografia. Ho fatto bene, perché “Move Me” sfodera un’attrice molto brava, Birthe Neumann, all’epoca 57enne e oggi verso i 74, e un regista di un certo interesse, Morten Arnfred, già collaboratore di Lars von Trier per la sceneggiatura della serie “The Kingdom – Il Regno”.
La storia? Una bella signora non più giovane, abituata a una vita da ricca, con villa prestigiosa e giardino, si ritrova mollata all’improvviso dal marito manager che ha preso una cotta per la giovane segretaria. Sara incassa il colpo, ma spera almeno in una contropartita economica che non arriva. Così si ritrova ad affittare, per 9.000 corone al mese, una casetta monofamiliare dall’altra parte di Copenahagen, in un sobborgo popolare.
Ovviamente la casa è un disastro, salta subito la luce e nulla funziona; inoltre tutti nel quartiere stanno combattendo una crociata contro il malmostoso Robert, che abita proprio accanto a Sara, suona la chitarra elettrica di notte e non finisce mai di ristrutturare casa.
Tuttavia, benché provata dagli eventi, la forestiera elegante e squattrinata troverà il modo di rimettersi lentamente in carreggiata, fors’anche sul piano sentimentale; mentre attorno a lei si sbriciolano ipocrisie piccolo-borghesi, le coppie vanno in crisi, i meschini si fanno avanti.
Spira un’aria (molto) vagamente alla Aki Kaurismäki nella commedia asprigna ma in fondo romantica: tutti paiono impassibili di fronte all’infelicità crescente, i corpi non sono particolarmente belli, solo lei, Sara, che pure si sente “una vecchia zitella” pur avendo una figlia, sembra lentamente rifiorire, trovando la forza di non cedere ai morsi della nostalgia.
Birthe Neumann, che qualcuno ricorderà in “Festen”, indossa l’età con la naturalezza tipica delle donne nordiche, senza nascondere nulla, rughe incluse, e tuttavia sprigionando un’amabile leggerezza seduttiva; quanto a Robert, l’aitante vicino di casa che si lava nudo all’aperto non potendo usufruire del bagno, l’incarna Jesper Lohmann, un altro volto noto del cinema danese.

Michele Anselmi