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“La salute prima di tutto”: la Festa fa gli scongiuri. Monda presenta il menù

L’angolo di Michele Anselmi

Si presenta la 15ª edizione della Festa di Roma (15-25 ottobre) in un’atmosfera che non inclina proprio all’ottimismo sul versante del Covid-19. A ore è atteso il nuovo Dpcm del premier Conte, con ulteriori restrizioni anche in merito alle presenze nei cinema. Infatti decine di giornalisti sono collegati da casa e seguono via streaming la conferenza stampa all’Auditorium: con la presidente Laura Delli Colli e il direttore artistico Antonio Monda a fare da padroni di casa.
Dice lei: “La salute prima di tutto. E una cifra di sobrietà che è dovuta. Stiamo non con con due, ma con quattro occhi aperti. Portando sulle spalle uno zaino di warning”. Dice lui: “Ho lavorato in questi mesi come se fosse una Festa normale, ma so bene che non sarà così. È stato un anno drammatico, parlare di Festa potrebbe sembrare poco opportuno, ma credo che occorra fare comunque qualcosa di bello e potente. The Show Must Go On”.
Come alla Mostra di Venezia, sarà però uno spettacolo ridotto, almeno sul piano della partecipazione “in presenza”; e piuttosto ramificato sul piano delle sedi: non solo l’Auditorium, ma altre cinque sale cittadine (tra cinema Europa e Savoy), il Maxxi, il carcere di Rebibbia, perfino l’ospedale Gemelli. La parola d’ordine è, ovviamente, rassicurare, si parla di “un impegno preso con la città”, pur nella consapevolezza che “dobbiamo lavorare a vista”, cioè in base anche alla temuta crescita dei contagi. D’altro canto Roma non è il Lido di Venezia, dove gli accreditati si muovono a piedi e in bicicletta, arrivando facilmente alla cittadella del festival alle 8.30 di mattina; a quell’ora, nella Capitale, è praticamente impossibile prendere la metropolitana o i mezzi pubblici, lo era l’anno scorso, figuriamoci adesso coi posti contingentati.
Ma il pensiero non sembra per ora toccare Monda. Nel ricordare che “chi cerca un festival sbaglia indirizzo: questa è una Festa”, il direttore newyorkese illustra con un certo orgoglio il fitto menù, certo auspicando, a kermesse conclusa, la riconferma del mandato in scadenza.
Alcuni dati sciolti: 26 Paesi rappresentati, 24 film e documentari nella Selezione ufficiale, 17 registe donne, 20 anteprime mondiali (molte le italiane), 2 europee, 14 “Incontri ravvicinati”, 7 “Duelli”, 2 premi alla carriera, 1 retrospettiva, eccetera. La ricetta è ovviamente la solita: non essendoci un concorso e una giuria, la Festa punta su eventi e confronti, omaggi e restauri, insomma su una sorta di intrattenimento pop. Non a caso uno degli appuntamenti più attesi, per molti versi a rischio sul piano della gestione pubblica, sarà l’anteprima di “Mi chiamo Francesco Totti”, il documentario di Alex Infascelli che sarà mostrato alla presenza dello stesso goleador.
Tutti portano qualcosa all’Auditorium: Matteo Rovere una puntata della sua nuova serie “Romulus”, nei fatti uno spin-off del film “Il Primo Re”; Gabriele Salvatores il suo documentario “Fuori era primavera” sui mesi del lockdown; Stefano Pistolini la sua inchiesta su “Ostia criminale”; i Manetti Bros e Gabriele Mainetti sei minuti ciascuno dei loro nuovi film “Diabolik” e “Freaks Out”.
Come già annunciato si parte il 15 con “Soul” di Pete Docter, destinatario anche di un premio alla carriera, e si chiude con “Cosa sarà” di Francesco Bruni. In mezzo titoli, sulla carta interessanti, come “Été 85” di François Ozon, “Druk” di Thomas Vintenberg, “Home” di Franka Potente, il trittico “Small Axe” di Steve McQueen (pure lui premio alla carriera), “El Olvido Que Seremos” di Fernando Trueba. Due gli italiani nella Selezione ufficiale, entrambi esordienti, Monda ci tiene molto: “Fortuna” di Nicolangelo Gelormini e “The Shift” di Alessandro Totta.
Grazie alla Siae, ringraziata dal direttore, sarà possibile ascoltare per tutta la Festa musiche da film dello scomparso Ennio Morricone; mentre sul fronte dei “duelli” alcuni critici si misureranno su Volonté vs Mastroianni, Spielberg vs Carpenter, su Minnelli vs Sirk e via battagliando.
S’intende che le misure “sanitarie” saranno rigorose, sul modello sperimentato con successo alla Mostra di Venezia: quindi mascherine, controllo della temperatura, prenotazioni digitali, poltrone alternate, “red carpet” visto da lontano, cioè accedendo alla Cavea superiore, dove troveranno posto non più di 600 persone.
“Passione, scoperta, emozione” le tre parole d’ordine messe in fila dalla presidente Laura Delli Colli. Io ne aggiungerei un’altra: fortuna.

Michele Anselmi

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