In un mondo in cui l’arte e il crimine si intrecciano, una galleria di New York diventa l’ambientazione perfetta per l’ultima opera di Nicol Paone, “La stanza degli omicidi”. Una gallerista in gravi difficoltà economiche viene avvicinata da un criminale con una proposta allettante, ma pericolosa: riciclare denaro sporco vendendo le opere di un assassino che si improvvisa artista. Contro ogni aspettativa, le sue opere riscuotono un incredibile successo, catturando l’attenzione dei collezionisti che cominciano a contendersi i suoi quadri senza pietà. Tuttavia, il successo porta con sé una serie di complicazioni che renderanno piuttosto difficile la vita dei protagonisti.

Il film pone al centro il mondo dell’arte, una ristretta cerchia elitaria dove le persone ricche ed influenti non soltanto definiscono cosa sia esteticamente piacevole, ma stabiliscono anche cosa meriti di essere considerato come arte e cosa no. Il film mostra inoltre, con sorprendente naturalezza, quanto sia facile manipolare i gusti delle masse. Tuttavia, le considerazioni proposte non raggiungeranno mai una grande profondità, poiché a dominare la proiezione sono satira, comicità ed azione.

“La stanza degli omicidi” era un film atteso con grandi aspettative, in parte dovute alla presenza dei due celebri attori di “Pulp Fiction”, Uma Thurman e Samuel L. Jackson, che tornano a recitare insieme dopo quasi trent’anni. Duole dover dire che le straordinarie capacità di questi attori avrebbero dovuto essere valorizzate, anziché relegate a ruoli privi di spessore e a tratti superficiali, che avrebbero potuto essere molto più complessi. Anche la sceneggiatura, sebbene valida, innovativa e un po’ folle, avrebbe potuto osare di più. Invece, la regista sceglie di restare su un percorso lineare talvolta prevedibile, avanzando rapidamente verso un finale particolare ma troppo frettoloso, soprattutto se messo in relazione alla prima parte del film.

“La stanza degli omicidi” fatica a trovare un equilibrio tra commedia e azione, non riuscendo a soddisfare pienamente gli appassionati di nessuno dei due generi. Pur essendo un film con grande potenziale, grazie a una buona sceneggiatura, un cast esperto, riprese eccellenti e ambientazioni curate che riflettono lo stile contemporaneo, manca il coraggio di osare, forse necessario per la creazione di un capolavoro che in molti si aspettavano.

Francesca Ganzinelli