L’angolo di Michele Anselmi

Avevo messo da parte, pensando che fosse un inutile remake, “L’amante di Lady Chatterley” che danno su Netflix. Sbagliavo. Perché l’ha diretto la giovane regista francese Laure de Clermont-Tonnerre, la stessa di “The Mustang”, bel film americano tra carceri e cavalli, e perché offre un punto di vista inedito sul celebre romanzo di David Herbert Lawrence. Il libro, nella sua versione inglese considerata oscena, fu pubblicato per la prima volta in Italia, nel 1928, e solo nel 1960 sarebbe stato davvero distribuito in patria: 32 anni dopo. Pure noi italiani abbiamo di che vergognarci: per edulcorare il testo, nella prima traduzione risalente al 1945, “cock” e “cunt” diventarono “coda” e “musa” invece di “cazzo” e “fica”; e, se non bastasse, la frase “fuck is only what you do, animals fuck” fu resa così: “baciar è quello che si fa, gli animali si baciano” (?).
Lady Chatterley, l’infelice Constance moglie di un medio aristocratico tornato impotente e sulla sedie a rotelle dalla Prima guerra mondiale, è stata incarnata al cinema parecchie volte: penso a Danielle Darrieux e Sylvia Kristel, solo per dirne due. Ma la giovane attrice scelta per questa nuova versione mi pare la migliore in assoluto: Emma Corrin, che fu Lady D in “The Crown”. Porta un timbro di modernità, fisica ed espressiva, nella rilettura che la cineasta francese, ormai esperta in trasferte anglofone, ha realizzato per la piattaforma digitale.
La storia è nota. Nella grande tenuta di Wragby Hill, dove s’è trasferita insieme al marito infermo e con ambizioni da scrittore, “Connie” è infelice. Si annoia in quella stanca ritualità, il sesso è un ricordo lontano (un amante tedesco poi morto in guerra), il marito vuole ad ogni costo un figlio per garantire la stirpe, non importa che sia suo; sicché la giovane donna comincia a osservare con curiosità il guardiacaccia Oliver Mellors, non così rude come sembrerebbe a prima vista, pure lui ferito nell’amore. Scatta la passione: totale, gioiosa, incontenibile, anche esibita. Rimasta incinta, “Connie” pensa di poter tenere insieme tutto, marito e amante, ma a quel punto lo scandalo è nell’aria, con esiti imprevedibili.
Forse nata da un’esperienza autobiografica vissuta in Italia dallo scrittore, la storia di Lady Chatterley e del suo amante campagnolo ha certo i connotati della metafora: gli amplessi impetuosi e disinibiti rappresentano uno schiaffo a una certa aristocrazia sterile e classista, incapace di spinte vitali, tesa solo a ribadire il potere atavico su contadini, minatori e povera gente.
Emma Corrin, magra e scattante, spesso ignuda, fa di “Connie” una sorta di eroina ribelle ante-litteram, mentre Jack O’Connell è un Oliver dignitoso e per nulla “macho” (tra i due c’è una bella “chemistry”). Ma anche Matthew Duckett è bravo nell’incarnare l’afflitto/arrogante Clifford Chatterley, chiuso nel suo guscio vittoriano. Curiosità cinefila: Joely Richardson, qui nei panni di Mrs. Bolton, la comprensiva “badante” vedova, fu bollente Lady Chatterley nella versione cine-televisiva di Ken Russell del 1993.

Michele Anselmi