L’angolo di Michele Anselmi

“Onslaught” in inglese significa attacco, massacro, assalto. Per questo i distributori italiano di I Wonder Pictures, gli stessi di “Naza”, hanno aggiunto un sottotitolo esplicativo che recita appunto “Assalto finale”. Prodotto negli Stati Uniti da A24, ormai considerata la Mecca produttiva del cinema indie a stelle e strisce, il film di Adam Wingard, uno esperto del ramo “action movie + tinte horror”, esce il 1° ottobre nelle sale e sarà curioso vedere se darà del filo da torcere all’ambizioso “Digger” con un irriconoscibile Tom Cruise.

Il sottociclo dei fumetti Marvel “Onslaught” nulla c’entra con questa storia originale. Siamo nel New Mexico, nel cuore di una piccola comunità di pacifici sbandati che vivono in case-roulotte frustate dal vento, la “Windy Oasis”. Tra questi una ex cecchina dell’esercito, Celeste, colpita a volte da strani tremori post-traumatici, ma rincuorata dall’arsenale che custodisce con cura. Tosta, incazzosa e sbrigativa, Celeste non nutre speranze nei confronti del genere umano, ma si ritrova controvoglia, per qualche giorno, ad accogliere la piccola figlia Daisy, piuttosto petulante, cresciuta dal padre.

Proprio lì, dopo aver fatto sfracelli altrove, arriveranno con pessime intenzioni tre super-soldati senza scrupoli morali creati in una struttura militare segreta pilotata da un vecchio scienziato tedesco piuttosto vizioso, s’intende per conto del governo. Sfuggito al controllo, il terzetto dagli occhi rossi comandato da “The Butcher” (il macellaio) viaggia a bordo di un enorme camion nella notte. La loro “missione”? Uccidere civili inermi, usando armi automatiche, seghe elettriche, asce e mannaie…

L’alibi ideologico della storiella, diciamo pure “democratico”, presto viene coperto da una pioggia di sangue che corrisponde al genere tra splatter ed exploitation. Può darsi che i cinefili rintracceranno in alcune sequenze qualcosa del vecchio “Distretto 13 – Le brigate della morte” di John Carpenter, ma il paragone mi sembra assai generoso. Qui siamo al grado zero della scrittura cinematografica, tra battute viriloidi, situazioni buffe, donnine generosamente spogliate e in pose lascive (il meglio del film) e una sorpresa finale da non rivelare, magari in vista di un possibile seguito.

Il film dura meno di 90 minuti e certo non ha bisogno di recensioni per arrivare al suo pubblico d’elezione, immagino fatto di adolescenti e giovanotti. Il cast è quello che è: da Adria Arjona a Reginald VelJohnson, da Drew Starkey a Dan Stevens, gli attori si adattano al clima generale tendente al sanguinario burlone; la migliore in campo mi pare Rebecca Hall, bella, sensuale e un po’ nazista come da copione.

Michele Anselmi