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Le mogli dei soldati in guerra: un coro per vincere la paura. Cattaneo tra dolore e risate in stile “Full Monty”

La Festa di Michele Anselmi

“Non possiamo permetterci di essere contro la guerra. Noi la guerra l’abbiamo sposata” scandisce una delle mogli di “Military Wives” di fronte a un sit-in pacifista. Tristemente vero. Il nuovo film di Peter Cattaneo è arrivato alla Festa di Roma in una giornata fitta di proiezioni, incontri e appuntamenti, incluso il premio a Bill Murray; e tuttavia ha portato una ventata di buon umore tra i festivalieri (o si dirà festaioli?). Cattaneo, classe 1964, inglese di origini italiane, è il regista dell’indimenticabile “Full Monty – Squattrinati organizzati”, 1997, capostipite di una certa commedia “impegnata” capace di intrecciare denuncia sociale e situazioni buffe, senso dell’ingiustizia e battute irriverenti. Dopo quel capolavoro il regista non è più riuscito a bissare il miracolo, ma ha girato film curiosi e diretto serie televisive. “Military Wives” segna il suo ritorno al grande schermo, e bisogna dire che è una riuscita (perfino i critici hanno applaudito di buona mattina).
La ricetta è un po’ la stessa di “Full Monty”. Un tema serio, anche doloroso, affrontato da un punto di vista particolare, che invita al sorriso senza dimenticare le strettoie della condizione umana. Alla base c’è una fortunata serie tv della Bbc, “The Choir: Military Wives”, ma ancor prima, nel 2006, gli americani avevano trattato l’argomento con un’altra serie, “Army Wives”.
Siamo nella base militare di Flitcroft, qualche anno fa: da lì partono molti dei soldati britannici inviati a combattere nel sud dell’Afghanistan, e le perdite stanno superando quelle in Iraq. Per le mogli dei militari sono tempi atroci: separate dai loro uomini, vivono coi figli nell’ansia che qualcuno bussi di mattina alla porta recando la notizia ferale; e intanto provano ad allentare la tensione ritrovandosi in una sorta di “comitato”, dove perlopiù si beve e si cazzeggia. Finché la rigida Kate, moglie di un colonnello in missione e madre di un soldato morto in guerra, non decide di prendere in mano le cose. Come? Istruendo un coro. Essendo antipatica e presuntuosa, viene mal sopportata dalle altre donne della base, specie Lisa, ribelle e “rockettara”, la prende di punta. Ma vedrete che strada facendo, mentre si profila una nuova tragedia e scappa fuori un inatteso ingaggio alla Royal Albert Hall per “Il concerto della memoria”, l’eterogeneo gruppo di donne saprà strutturarsi come un vero “ensemble”, addirittura componendo una canzone che le rappresenta tutte. Oggi sono decine, in Gran Bretagna, i cori nati da quell’esempio, per un totale di 2.300 donne.
“Military Wives” va sul sicuro, nell’alternanza di paure e riscatti, tra affondi coloriti e torsioni toccanti; e tuttavia Cattaneo sa maneggiare con cura, pure discrezione, la materia scivolosa. Naturalmente le canzoni da far risuonare sono scelte con cur, da “Shout” a “Time After Time” passando per “We Are Family”, ma è la partitura drammaturgica, non a caso firmata da due donne, Rosanne Flynn e Rachel Tunnard, a ispessire la commedia e introdurre dettagli di inatteso realismo femminile.
Kristin Scott Thomas, ormai specializzata in ruoli del genere, è “la stronza ipercontrollata” che si redime via via scongelandosi, mentre l’avversaria/ amica è incarnata dall’elegante, forse perfino troppo, Sharon Horgan. Il film uscirà in Italia a marzo, con Eagle Pictures. Meno male.

Michele Anselmi

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