L’angolo di Michele Anselmi

Recuperata dopo due settimane la possibilità di vedere qualcosa “on demand” su Sky (che disastro quella piattaforma), sono finito su un film del 2019 mai uscito in Italia, se non direttamente in dvd nel 2021. Si chiama “L’eredità della vipera”, in inglese “Inherit the Viper”, e debbo dire che come opera prima si fa vedere: l’ha diretta Anthony Jerjen, un giovane cineasta svizzero, oggi 34enne, sulla base di un copione firmato da Andrew Crabtree. Non è una passeggiata, lo dico subito, ma a me piacciano le storie cupe ambientate nell’America profonda, un po’ “workin’ class”, dalle parti degli Appalachi, dove si fatica a vivere e il crimine di piccolo cabotaggio sembra una risorsa.
Infatti siamo nella West Virginia, non più quella di “Take Me Home, Country Roads”, mitica canzone di John Denver, più o meno ai giorni nostri. I fratelli Conley, cioè Kip, Josie e Boots, smerciano ossicodone, l’antidolorifico oppioide, nella piccola città in cui vivono. Kip è un cecchino reduce di guerra che aspetta un figlio dalla moglie parrucchiera; Josie è una pusher senza scrupoli, ormai insensibile a tutto e già amante dello sceriffo locale; Boots è un adolescente scapestrato che vorrebbe entrare nel giro della droga. Insomma, una famiglia maledetta, destinata al peggio, se non fosse che Kip, falegname in una fabbrichetta, sente di dover chiudere con quella vita del cavolo, anche rischiosa, prima che sia troppo tardi e altri poveri cristi muoiano intossicati dalle pillole.
Il titolo viene da un ricordo giovanile del vecchio proprietario di un bar, ancora una volta Bruce Dern, in sedia a rotelle e ossigeno al naso. “Sei capace di tagliarti un braccio prima che il veleno vada in giro per tutto il corpo?” chiede a Kip a proposito della famiglia Conley, e a quel punto il maggiore dei tre fratelli dovrà compiere una scelta devastante.
“L’eredità della vipera” va sul classico: panorami boschivi, clima invernale, giacconi Carhartt, cappellucci mimetici, country music, interni sgarrupati e furgoni arrugginiti. Spira un’aria di minaccia costante sui tre spacciatori, in vista dell’inevitabile showdown. Jerjen infonde un clima “d’autore”, meditabondo, al suo film, pedinando i personaggi con movimenti quieti, da tragedia americana, talvolta usando qualche dolly. I tre Conley sono incarnati da Josh Harnett, Margarita Levieva e Owen Teague. Sui titoli di coda si distende una bella canzone, “Anything”, cantata dallo stesso Harnett (con l’età è diventato più intenso e meno “nerd” anche come attore).

Michele Anselmi