La serie con protagoniste Katherine Heigl e Sarah Chalke, “L’estate in cui imparammo a volare”, torna con una seconda stagione, sul piccolo schermo di Netflix dal 2 dicembre. La storia è incentrata su Tully e Kate, due ragazze migliori amiche dall’adolescenza che devono fare i conti con molte avversità. Sono tre le linee temporali che si intrecciano seguendo le vicende sentimentali e lavorativi delle due donne.
La seconda – e ultima stagione – riprende le vicende nel punto in cui si erano interrotte: Kate e Tully sono sconvolte dalla notizia dell’incidente di Johnny. Kate deve affrontare la sofferenza dell’ex marito e i problemi adolescenziali e sentimentali della figlia Marah. Tully, dopo essersi licenziata, è coinvolta in un’importante causa legale e si ritrova a dover ricominciare la carriera da zero, reinventandosi sul web.
Lo schema narrativo della serie è oramai rodato: salti temporali avanti e indietro in un vortice lunghissimo creato per raccontare l’evoluzione (e l’involuzione) del rapporto tra le due protagoniste e chi gli sta intorno. Se nella prima stagione questo modello risultava vincente, in questa seconda stagione i salti temporali risultano eccessivi e confusi, finendo per appesantire la narrazione e anche gli spettatori più attenti.
La serie Netflix, di fatto, non aveva più nulla da raccontare sulle vicende delle due amiche e dopo aver ripercorso, ancora una volta, racconti di cui speravamo di non dover più sentire parlare, il focus si è spostato sui personaggi secondari, per allungare il brodo.
L’unico elemento che continua a funzionare e che salva “L’Estate in cui imparammo a volare” dal baratro delle serie tv fallimentari è – senza alcun dubbio – il carisma delle due protagoniste e il talento delle due interpreti: in particolare, un elemento vincente di questa seconda stagione è proprio la rottura tra loro che in qualche modo le costringe a poter crescere in scena da sole dando modo ai loro personaggi di reinventarsi senza dipendere l’una dall’altra.
In conclusione, possiamo dire che questa seconda stagione conferma i difetti e dimezza i pregi della prima stagione: ovvero la forza e il talento di Katherine Heigl e Sarah Chalke. I troppi salti temporali abbinati ad un’eccessiva esaltazione degli anni ‘70/’80 distrugge quel che di buono la serie era riuscita a creare.

Flavia Arcangeli