In libreria per Profondo rosso, “Libero Samale, lo psichiatra dell’incubo” di Matteo Mancini ripara un torto non da poco della trattatista letteraria, offrendo un ritratto a tutto tondo di una delle voci più potenti del weird all’italiana. Ecco la nostra intervista a Mancini, che ringraziamo.

Con il volume che pubblichi per Profondo rosso porti a termine un grande lavoro di riscoperta destinato a durare negli anni…
Matteo Mancini.: Mi fa piacere che il volume venga accolto in questi termini e spero possa fungere da spunto per altri autori. Purtroppo, in Italia, come già avvenuto col cinema di genere degli anni sessanta e settanta, c’è un atteggiamento esterofilo, tuttora sussistente, che non riconosce i giusti meriti agli artigiani e/o artisti locali. Un approccio che, al tempo stesso, accieca i pur tanti appassionati che vorrebbero approfondire la tematica, lasciandoli in una colpevole ignoranza da cui diviene arduo destarsi. Si preferisce tradurre e importare scrittori d’oltreoceano, talvolta neppure di grande talento, piuttosto che valorizzare e gettare luce su quanto è stato fatto alle nostre latitudini. Basti leggere un volume come “Guida ai Narratori Italiani del Fantastico” (Odoya), scritto peraltro da specialisti del genere, per vedere l’atteggiamento pressoché nullo verso una certa editoria, quando poi viene osannata la corrispettiva straniera (non solo Americana), si veda l’esaltazione cui sono andati incontro i pulp magazine degli anni trenta americani (per non parlare della discutibile e attuale corrente hardcore horror), che altro non sono che i fari di riferimento della produzione romana di genere. Un atteggiamento questo che ha portato, sovente, a cancellare quanto di buono sia stato fatto in Italia, arrivando persino a sostenere l’inesistenza di un genere, quello thriller e horror, che, in altro ambito (il cinematografico, diretto figlio della mole narrativa delle edicole), è stato invece capace di fare scuola nel mondo (si vedano le lezioni offerte non solo da Dario Argento, ma dai vari Lucio Fulci, Umberto Lenzi, Fernando Di Leo, Sergio Martino, Ruggero Deodato e altri). Questi sono i motivi che mi hanno portato a concepire, in totale autonomia, il volume. Un progetto inizialmente difficile da portare a termine per la difficoltà di reperire il materiale utile a realizzarlo, ovvero la lettura dell’intera produzione fantastica dell’autore, cosa su cui nessuno ha mai scritto in modo organico e completo. Immergersi nel mondo editoriale romano degli anni cinquanta, sessanta e settanta, per quanto riguarda l’infinita serie di volumetti che uscivano nelle edicole, significa disperdersi in una giungla di cui non si conoscono affatto le coordinate, talvolta neppure gli autori, sommersi da un coacervo infinito di pseudonimi anglofoni. Per un colpo di fortuna, tuttavia, sono riuscito ad acquistare un importante stock di libri da un venditore privato di Catania che me li ha ceduti a prezzo di macero, permettendomi così di recuperare pressoché l’intera produzione horror del professor Samale. Sergio Bissoli, poi, mi ha aiutato a completarne il lotto.

In che modo il legame e la passione di Samale per l’esoterismo nutre i suoi romanzi?
M.M.: I romanzi horror di Samale si nutrono in modo spiccato delle due grandi passioni e competenze che hanno scandito i tempi della vita dell’autore, vale a dire la psicanalisi freudiana e l’occultismo. Samale è stato infatti un importante psichiatra, allievo di Emilio Servadio, considerato giustappunto uno dei fondatori della psicanalisi italiana, nonché un esponente di spicco del Grande Oriente di Italia nella sua ramificazione esoterica e occulta. Fin da ragazzo e in controtendenza alla famiglia (laica e di idee anarchiche) interessato agli aspetti esoterici della religione cattolica, la vita di Samale è stata strutturata quale palestra per la conquista delle alte sfere dello spirito. Un’esistenza in cui la morte viene rielaborata quale portale d’accesso a un ulteriore vita. Samale andava dicendo che ogni uomo si porta dietro delle qualità (le “qualificazioni”), acquisite nelle precedenti vite, che devono essere sviluppate in quanto fondamentali per leggere oltre il velo delle apparenze e vedere ciò che è davvero reale (il mondo dello spirito) tra le maglie della finzione (il mondo della materia). Un’impostazione che è palesemente rispecchiata dalla sua produzione autoriale fantastica, peraltro costellata da una serie di giochi sui nomi dei personaggi e delle località, che rimandano spesso alla parola “pietra” che, in linguaggio massonico, simboleggia “l’uomo” o il giovane “iniziato” da lavorare e formare.
I “Dracula” di Samale, infatti, pur essendo in parte penalizzati da una certa ridondanza tematica proiettano il lettore in un mondo altro, un mondo che Samale definisce “sublunare” (talvolta un vero e proprio viaggio nell’anima e nell’interiorità tanto che si parla di “entronauti”), in cui le anime di coloro che non sono riusciti in vita a conquistare i mondi ulteriori vagano privi di corpo in un nulla da cui possono esser richiamati per tornare a manifestarsi nella vita di tutti i giorni, con la speranza di “lavarsi” dagli errori compiuti nella precedente vita di cui non sempre conservano il ricordo.
Un’impostazione, questa, su cui, di volta in volta, si innescano trame dedicate all’alchimia (“Il Castello della Paura”), ai viaggi astrali (“Tre Spose del Plenilunio”), alla reincarnazione nei termini che ho sopra indicato (“La Donna Eterna”), al confronto tra lo spiritismo medianico e la capacità di operare magia vera e propria tramite il ricorso a grimori (“Nostra Signora Morte”), ai continui richiami agli affiliati dell’Ordine Esoterico della Golden Dawn (che nei testi del “nostro” diviene Golden Down), a cui Samale era particolarmente affezionato essendo un attento studioso di autori quali Bulwer-Lytton (apprezzato per il romanzo rosacruciano “Zanoni”) e Aleister Crowley (oltre Gustav Meyrink), fino a giungere a un romanzo quale “Il Veliero dei Vampiri” che rappresenta in chiave heroic fantasy una vera e propria iniziazione massonica. Su tutto troneggiano due figure assidue, da una parte quella del vampiro legato alla tradizione stokeriana e dall’altra la figura dantesca di Satana che Samale porta spesso in scena con un onirismo di valenza pittorica che riprende l’immaginario collettivo della cultura popolare italiana.

Quali sono i titoli più riusciti della sua produzione e qual è il suo posto all’interno della collana “I racconti di Dracula”?
M.M: Samale è uno degli autori di punta della collana, indubbiamente il più talentuoso e competente in materia d’occulto, basti solo pensare che aveva una biblioteca formata da 6.000 libri. Il suo è un estro visionario che deborda in qualsiasi opera, pure in quella meno ispirata, così da regalare scenari all’insegna del “sense of wonder”, in un connubio di architettura fantastica, erotismo (con personaggi sempre alle prese con donne rappresentanti due ben distinte nature, da una parte la libido e dall’altra la maturità psicologica) e legame all’“Inferno” dantesco che gli permettono di spiccare su una serie di validi colleghi meritevoli di riscoperta, quali il divulgatore di scienza Franco Prattico (uno dei fondatori del Corriere della Sera), I “maestri della doppia soluzione” Pino e Carlo Belli (a cui sto dedicando il mio prossimo libro sul modello di quello incentrato su Samale), il regista cinematografico Mario Pinzauti, il giudice Giuseppe Paci e l’uomo che scrutò l’abisso negli occhi di Adolf Hitler (cui strinse la mano in un viaggio in Germania, quale giovane balilla) Sveno Tozzi.
Un talento che avrebbe potuto ambire a livelli artistici superiori se fosse stato messo a disposizione di un pubblico più elevato dal punto di vista intellettuale. Samale, infatti, scriveva per la massa e come tale si trovava costretto a rendere popolari i suoi testi non dimenticando però di dotarli di una sottotraccia individuabile dal lettore appassionato a certe materie.
“Il Golem” è indubbiamente il suo capolavoro, un’opera che guarda all’alchimia nel senso alto e filosofico del termine (il protagonista, non a caso, si chiama Goldstein – La Pietra d’oro) e al processo della creazione cabalistica di una nuova creatura (superiore all’homunculus della tradizione magica), riportando il tutto a una tradizione folkloristica ebraica ben diversa dall’omonimo romanzo scritto da Gustav Meyrink che operava, piuttosto, su un piano metafisico e assai meno popolare.
Altre opere notevoli sono “Il Veliero dei Vampiri”, un romanzo di cui nessuno aveva parlato e che sembra uscito dalla penna di un Abraham Merritt votato alla massoneria. Particolarissimo, e anche questo mai menzionato prima del sottoscritto, è “I Vampiri sono Fra Noi”, un’opera che insieme all’eccelso “Sudario Nuziale” (il più autobiografico tra i romanzi di Samale), rappresenta il connubio tra psicanalisi e narrativa fantastica, con un viaggio in una dimensione in cui, un po’ alla “Matrix”, si trovano le anime degli esseri che si riflettono nella vita di tutti i giorni e la cui eventuale morte porta alla scomparsa nel mondo fisico.
Di pregevole fattura è poi “Il Castello delle Rose Nere”, un neogotico che gioca sugli stilemi della tradizione stokeriana ma, al contempo, definisce la vita quale nuova occasione per superare errori compiuti in una precedente esistenza; errori che sono ostativi alla progressione dello spirito, ma a cui si concede la possibilità di recupero.
Questi, a mio avviso, sono i “capolavori” del Maestro, che poi ha scritto altri validi romanzi quali “L’Organo dei Morti”, “Nostra Signora Morte”, il romanzo weird “I Verdi Occhi della Dea Vampiro” e il pulp avventuroso, in anticipo su Indiana Jones, “Le Notti della Luna Nera” in cui, ancora una volta, si affrontano il bene e il male in un’ottica che richiama la filosofia di Empedocle, cercando di superare le divisioni religiose in vista di una presa di coscienza collettiva che tutto ingloba e tutto supera, a dispetto del tentativo umano di catalogare e riconoscersi in gruppi predefiniti (e che ben rispecchia l’approccio massonico verso il grande architetto dell’universo).

Come e quando ti sei avvicinato a questa figura di culto per gli appassionati, ma sconosciuta ai più?
M.M.: Il mio avvicinamento a questa figura è dettato dalla mia passione per gli scrittori anglo-irlandesi legati alla scuola iniziatica della Golden Dawn, un’affiliazione cui sono pervenuto per tramite di Howard P. Lovecraft, mio scrittore preferito in assoluto e, curiosamente, in aperto contrasto con l’impostazione di Samale a cui invece sono piuttosto allineato. Per Lovecraft l’uomo era una nullità in balia di divinità dormienti per le quali l’uomo altro non è che uno schiavo. Samale invece nobilita l’uomo vedendovi una grezza pietra che può ambire al rango di creatura divina, sviluppandosi in un’ottica ascetica che lo può portare ad avvicinarsi a Dio.
Non a caso ho curato, prima di questo volume, una serie di saggi piuttosto approfonditi per la rivista “Zothique” della Dagon Press, contribuendo a condurla alla finale del blasonato Premio Italia nel 2021, prima che poi la collaborazione si interrompesse per un banale capriccio del caporedattore. Il volume di Samale ha preso indirettamente forma da questi contributi attraverso i quali ho analizzato le intere produzioni fantastiche tradotte in Italia dei vari Bram Stoker, Algernon Blackwood e Arthur Machen, oltre che ad aver analizzato tutta la narrativa breve fantastica apparsa in Italia di Gustav Meyrink e i racconti di indagine occulta calati nel contesto urbano e poliziesco nonché western (altra mia grande passione, avendo curato una tetralogia sul western italiano di oltre duemila pagine) di Robert E. Howard.
Dopo questi lavori mi è sorta l’idea, in apparenza “folle”, di gettare luce sul più esoterico scrittore legato alla scuola occulta nostrana (dopo Hakim de Medici) proposto dalla narrativa pulp italiana. Fondamentale, ovviamente per la conoscenza di questo scrittore, è stato il lavoro di recupero archeologico operato nel corso degli anni da Sergio Bissoli, con cui mi sento spesso al telefono, e che mi ha permesso di approcciarmi alla figura qui oggetto di discussione.

Come hai lavorato con la Profondo rosso e con le altre firme presenti nel libro?
M.M.: Profondo Rosso e Luigi Cozzi sono subentrati nel progetto quando ormai avevo ultimato il volume. A Cozzi si deve l’intera veste grafica del libro, dalla copertina (che riprende una serie di copertine dei “Racconti di Dracula”, comprese quelli di romanzi di altri autori) all’impaginazione.
Come ti ho detto, questo “Lo Psichiatra dell’Incubo” è frutto totale di una mia volontà e intuizione. Una volta ultimato il volume, pur avendo già un’offerta della Dagon Press, ho proposto – da grande argentiano – il libro a Cozzi che si è, fin da subito, dichiarato interessato. La mia proposta è dovuta al fatto che Profondo Rosso è l’editore che più si è interessato al movimento editoriale romano che inondava le edicole negli anni sessanta e settanta e pertanto mi è sembrato lo sbocco più naturale per il volume che avevo completato.
Sergio Bissoli, che ho informato fin dal reperimento testi e che aveva confuso il mio interesse pensando che volessi pubblicare i romanzi di Samale, ha offerto un contributo di supervisione quando ormai il testo era ultimato, permettendomi comunque di recuperare i tre volumi che non ero riuscito a comprare in modo da consentirmi un’analisi totale della produzione fantastica di Samale (ventotto romanzi).
Tiziano Agnelli, interpellato tramite Bissoli, è stato indispensabile per un primo editing sulla prima parte del romanzo (fatto via telefono con comunicazione verbale) e poi per completare la bibliografia dell’autore, in particolare per i titoli della collana “Dossier Segreti Controspionaggio” (tre romanzi), avendo già io ricostruito la serie di romanzi scritti per “I Narratori Americani del Brivido” e “I Gialli dello Schedario F.B.I.” attraverso la consultazione del volume “Giallo Pulp” di Luigi Cozzi ed Enrico Luceri. Agnelli è stato altresì fondamentale a escludere la presenza di opere di Samale nelle altre collane gialle, si era infatti parlato di un suo coinvolgimento nei “KKK” e nella serie “I Gialli della Sterlina”.
Sergio Rendine, grande maestro e compositore nonché allievo spirituale di Samale, è stato contattato via facebook, tramite Bissoli, e mi ha offerto fin da subito la sua disponibilità per approfondire la vita privata di Samale e i suoi insegnamenti esoterici. Ho dialogato con lui tre quarti d’ora via telefono sottoponendogli una serie di domande che mi erano utili a registrare aspetti che non avevo ben chiari. Alle parole “non si preoccupi dei rumori di fondo, parli pure che la sento”, mentre in sottofondo si sentivano i rumori del traffico urbano e poi dei rubinetti da cui scorreva l’acqua, mi ha risposto via cellulare ai vari quesiti e mi ha invitato a fargli pervenire una copia del volume una volta pubblicato (cosa che ho fatto).
Per quanto riguarda Stefano Curreli, che ha curato la prefazione, è stato contatto di mia spontanea volontà, prima ancora che offrisse il suo contributo per il volume “Almanacco dell’Italia Occulta” a cura di Fabio Camilletti (Edizioni Odoya), avendo lui stesso incentrato una tesi di laurea sulla serie “I Racconti di Dracula”. Curiosamente, sono riuscito a bruciare Curreli nell’acquisto di quei volumi di Samale che andavo cercando, avendolo anticipato di poche ore nell’offerta presentata al venditore privato catanese. Quando si dicono le coincidenze…