La storia di Sissi, al secolo Elizabeth Wittelsbach, la duchessa “insolente” e “insolita” che divenne imperatrice d’Austria non stanca davvero mai, al punto che è disponibile su Netflix “L’Imperatrice”, una serie che, nonostante le ottime premesse, non rende giustizia ad una storia affascinante e intrigante. Per tutto il racconto, infatti, emerge in modo sorprendente il ruolo politico di Sissi più che l’aspetto privato ed intimo dell’Imperatrice d’Austria con il neosposo, oltre che con il suo corpo e la sua mente.
Sissi è una giovane e affascinante nobildonna che scappa disperatamente dalle regole imposte alla sua classe e rifiuta tutti i pretendenti che sua madre gli presenta davanti: preferisce di gran lunga correre nei boschi con il suo cavallo, girare scalza e scrivere poesie. La madre, che arriva addirittura a minacciare di farla internare per le sue follie, decide – tentando di tenerla sotto controllo – di portarla in una delle residenze estive della corte austriaca dove Hellen, sorella di Sissi, verrà chiesta in sposa dal giovane imperatore Franz Joseph (Philip Froissant). Tutto però improvvisamente cambia dopo un inaspettato incontro in riva al lago tra la giovane Principessa e l’Imperatore che si innamora a prima vista dell’anticonformista Elisabeth, e ne chiede la mano nello sconcerto generale.
“L’Imperatrice” apre le porte di un nuovo drama a tema storico in casa Netflix, con l’obiettivo di celebrare uno dei personaggi che hanno nutrito l’immaginario collettivo e mediale del Novecento: Sissi, casato di Wittelsbach per nascita, coniugata Asburgo. Nonostante le ottime premesse storiche su cui lavorare, la serie lascia l’amare in bocca sotto diversi punti di vista: in particolare, l’assurda necessità di chiudere la serie dopo soli sei episodi, rendendo il racconto troppo denso e a tratti noioso, soltanto per strutturare l’arco narrativo su diverse stagioni.
Se la sceneggiatura lascia a desiderare, la fotografia, l’atmosfera e i paesaggi cupi dell’Austria riescono a conquistare lo spettatore. Degni di nota sono infatti i messaggi intrinsechi dei luoghi dove il racconto nasce e si sviluppa lasciando presagire – senza troppe parole o sovrastrutture – che la vita della giovane imperatrice d’Austria non sarà certo facile nonostante l’amore che la lega al suo novello sposo: quel che resta infatti è il ritratto “nudo e crudo” di una nobildonna dell’epoca, racchiusa in palazzi dorati e regole ferree con l’unico compito di procreare eredi.
In conclusione, tra i pregi indiscussi di questo nuovo prodotto Netflix i costumi di scena basati su una forte ricostruzione storica unita ad un gusto moderno che non snatura gli abiti, ma arricchisce le rigide linee dell’epoca dando spazio a tagli, pizzi e trasparenze.
Mettendo da parte la fedeltà storica, però, “L’imperatrice” è un vero piacere per gli occhi: non solo gli abiti, ma anche le sfarzose location danno modo di confermare che dietro a questa serie ci sia stato uno sforzo produttivo imponente, che ha dato vita sullo schermo a una realtà ricca, grandiosa e appariscente, capace di trasportare lo spettatore in un mondo e in un tempo lontano, anche se con qualche sbavatura dovuta alla necessità di creare sempre storie capaci di durare nel tempo.

Flavia Arcangeli