L’angolo di Michele Anselmi
Ricordate che cosa sancisce la “Legge di Murphy” escogitata da Arthur Bloch? “Se qualcosa può andare storto, lo farà”. Succede spesso nella vita, quasi sempre in verità; succede specialmente nella nuova serie di Showtime in onda su Sky da mercoledì 24. Si chiama “Your Honor” e il titolo, si direbbe, non sta solo per “Vostro Onore”, come vengono chiamati i giudici in aula. Ho visto le prime due puntate, notevoli, subito pensando, sarà per le atmosfere inquietanti sulle giravolte del destino, all’insuperabile “The Night Of” (solo dopo ho letto che lo sceneggiatore è lo stesso, il bravo Peter Moffat).
Alla base c’è una miniserie israeliana del 2017, “Kvodo”, rimodulata e adattata al contesto americano. Siamo infatti a New Orleans e credo di non rivelare nulla che non sia scritto nella sinossi ufficiale se riassumo così l’incipit della prima puntata (in tutto solo dieci), tanto per far capire di cosa si parla.
C’è un giudice vedovo, Michael Desiato, che tutti rispettano per la sensibilità e la rettitudine. Suo figlio Adam, affetto da asma, s’inoltra in un quartiere malfamato per deporre una fotografia della mamma nel luogo dove fu uccisa. Qualcosa va storto, il giovanotto si sente minacciato da una gang, scappa in auto e investe un coetaneo, Rocco, che ha appena ricevuto in regalo una moto “vintage”. Lo sventurato è agonizzante, Adam risale in auto senza avvertire nessuno, solo dopo confessa al padre l’accaduto. Non resta che consegnarsi alla polizia e raccontare tutto, solo che il padre della vittima è Jimmy Baxter, un boss criminale che detta legge in città, capace di uccidere chiunque dovunque. A quel punto il giudice dovrà fare una scelta, e non sarà la più onorevole…
Naturalmente è la presenza di Bryan Cranston, classe 1956, arrivato tardi al successo nei panni di Walter White della serie “Breaking Bad” e interprete di solidi film come “L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo” e “Last Flag Flying”, a fare la differenza. Cranston è un attore sensibile, mai istrionico, che ispessisce i personaggi, ne rivela cinismi e fragilità, capace di lavorare sulle mezze tinte, appunto sulle strettoie anche morali imposte dagli eventi sempre più incasinati. Ma non sono da meno gli altri interpreti, da Hunter Doohan a Michael Stuhlbarg, l’uno il figlio asmatico, l’altro il criminale intoccabile.
Ciò che colpisce, almeno nei primi due episodi, è il clima plumbeo, umido, minaccioso, fatto di silenzi allusivi e radi rintocchi musicali, nel quale il regista tedesco Edward Berger immerge la vicenda: molto realistica nella messa in scena, anche respingente nei dettagli, e insieme ad alto tasso allegorico. Per la serie: fin dove si può spingere un uomo di legge per salvare il figlio colpevole?
Magari dieci episodi di un’ora ciascuno sono troppi, ma Moffat è uno sceneggiatore capace di allungare il brodo senza darlo a vedere; e ho la sensazione che il giudice Desiato, alle prese con un devastante travaglio interiore, dovrà imparare a mentire, a tutti su tutto, per evitare che il figlio sia beccato. Sarà difficile smentire la “Legge di Murphy” di cui sopra, e tuttavia non può finire male, almeno spero.
PS. Stefano De Sando fa un ottimo lavoro nel dare la voce a Cranston nella versione doppiata, ma consiglio l’originale con sottotitoli. 
Michele Anselmi