Se Alice cercava il Paese delle Meraviglie seguendo un coniglio bianco, Giorgio Rosa cercava la libertà inseguendo il sogno di un’isola nel Mediterraneo. La storia di Giorgio e della sua isola è uno dei prodotti attesissimi su Netflix, uscito il 9 dicembre, ed è soprattutto una storia che per quanto assurdo possa sembrare prende spunto da fatti reali: Elio Germano interpreta l’ingegnere bolognese che, nel 1967, aprì al pubblico la sua Isola delle Rose in mare aperto, una piattaforma a 6 miglia dalla costa di Rimini divenuta una micronazione. La cadenza temporale e spaziale del racconto di Giorgio è fornita da diversi “video di copertina”, riprese aeree che preannunciano i diversi contesti entro cui si svolgerà la storia, o meglio la storia dentro la storia perché proprio dalla sede del Parlamento Europeo Giorgio ripercorre, con l’ausilio dei flashback, tutto ciò che è accaduto in precedenza e che può dare un significato alla sua volontà di salvare l’isola.

La storia di Giorgio è un po’ quella del genio incompreso, ostacolato da tutto e tutti nei suoi ideali finché non giunge il momento in cui, invertendo la rotta, le potenzialità del singolo portano ad un cambiamento collettivo: “tu vivi in un mondo tutto tuo, ma il mondo non l’hai costruito tu!” le parole provocatorie ed esasperate dell’ex fidanzata Gabriella non lasciano indifferente il protagonista che, con il suo senso pratico e il suo spirito risolutivo, trova la giusta chiave per esprimere se stesso. La diatriba che nasce tra i due ex fidanzati e la volontà di Giorgio di costruire un mondo suo da condividere con lei, rimanda inevitabilmente al celebre film “Le pagine della nostra vita” in cui Noah, disperato per l’imminente matrimonio di Allie, decide di ristrutturare da solo la casa che tanto avevano desiderato. Contrasti e spirito di rivalsa legano entrambi i film in cui, i protagonisti, sdoganano l’etichetta del “normale” posta da sempre in opposizione a quello che per il buoncostume non lo è.

La parte degli antagonisti spetta a personalità di rilievo come Luca Zingaretti, Fabrizio Bentivoglio e François Cluzet i quali, in linea con il loro ruolo istituzionale nel mondo del cinema, rappresentano le più alte cariche statali pronte a contrastare la nascita di un nuovo Stato indipendente, nella realtà più per questioni finanziarie che territoriali. C’è da dire che le scenografie, la costruzione dei personaggi e il montaggio giocano un ruolo predominante nel linguaggio narrativo: i dettagli, le sedie nei cinema al posto delle poltroncine, la possibilità di fumare all’interno dei locali, la musica, i colori scelti, i filmati di archivio inseriti e l’interpretazione degli attori hanno rievocato il contesto sociale del ’68 e le grandi speranze ad esso legate, rendendo partecipe lo spettatore e i suoi sogni “moderni”. Irriverente, divertente, profondo e commuovente il nuovo film di Sydney Sibilia sarà sicuramente il fiore all’occhiello della classifica Netflix per le prossime settimane.

Cristina Quattrociocchi