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L’orrore cosmico di Lovecraft su grande schermo. Intervista ad Antonio Tentori

Pubblichiamo un colloquio con Antonio Tentori, autore di un saggio sul rapporta tra il grande scrittore fantastico Howard Phillips Lovecraft e la settima arte edito da Profondo rosso editore.

Nel tuo saggio “H. P. Lovecraft e il cinema” scrivi che la grande intuizione dello scrittore sta nella scelta di spostare il terrore dall’interno dell’individuo, come spesso accade in E.A. Poe, all’esterno, al fuori, alle profondità siderali. Puoi spiegare questo concetto?
Antonio Tentori: Senza togliere nulla al grande Maestro Poe, ritengo che HPL abbia creato una nuova dimensione del terrore, laddove i fantasmi interiori dei suoi protagonisti rappresentano la proiezione delle mostruose divinità che abitano gli abissi spaziali in attesa di ritornare sulla Terra. È un orrore assoluto, in cui l’uomo è ridotto a niente, a una pedina manovrata in una visione agghiacciante del mondo.

Il volume è diviso in tre parti dedicate rispettivamente alla creazione letteraria, ai film tratti e a quelli soltanto ispirati. A volte, i film che sono soltanto ispirati finiscono con l’essere più lovecraftiani di quelli che traducono sullo schermo una determinata opera… Possiamo parlare di questo?
A.T.: In effetti a volte i film direttamente tratti dall’opera di HPL non rendono in maniera compiuta il suo universo. Si tratta del resto di una riduzione complessa, perché non è facile portare sullo schermo la narrativa del Maestro di Providence. Esistono alcuni film tratti dai suoi racconti che rimangono soltanto interessanti variazioni su temi lovecraftiani mentre, al contrario, ci sono film ispirati del tutto straordinari. Un titolo su tutti: “Il seme della follia” di John Carpenter.

Nella terza parte del tuo saggio, elenchi e analizzi una serie di film che in un modo o in un altro hanno un debito verso l’opera di Lovecraft. Quali sono stati i criteri che hai utilizzato per selezionare questi titoli e cosa rende un film veramente lovecraftiano?
A.T.: A mio avviso, soprattutto a partire dagli anni Ottanta, il cinema fantastico-horror internazionale ha spesso attinto, in maniera più o meno consapevole, all’opera di HPL. Un film lovecraftiano deve contenere al suo interno suggestioni o espliciti rimandi all’opera dello scrittore americano. A volte, per quanto riguarda la selezione dei titoli, mi sono basato soltanto sulle citazioni e gli omaggi che si possono riscontrare in numerosi film.

Parliamo del rapporto tra il cinema di genere italiano e Lovecraft, che non riguarda soltanto Fulci…
A.T.: Lucio Fulci, cultore di HPL, lo ha omaggiato in alcuni dei suoi film più celebri, da “Paura nella città dei morti viventi” a “L’Aldilà”. Esistono anche altri autori che si sono avvicinati all’universo lovecraftiano quali Argento (“Inferno”), Lamberto Bava (“Demoni”), Soavi (“La setta”), Avallone (“Spettri”) e più recentemente Ivan Zuccon che ha diretto diversi suoi film tratti da Lovecraft.

Il tuo saggio è del 2014, negli ultimi 7 anni hai visto qualche titolo cinematografico o televisivo che meriterebbe di essere incluso in un ideale aggiornamento?
A.T.: Senz’altro “Color Out of Space” di Richard Stanley.

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