Editoriale HIGHLIGHTS

Oscar al miglior film (di uno straniero): inizia una nuova era?

Dunque per la prima volta un film “straniero” ha vinto la statuetta più ambita dai cineasti di tutto il mondo. Così l’Academy americana che attribuisce i premi Oscar definiva sino a poco tempo fa i film non di lingua inglese. Definizione quanto mai orribile, come se esistessero film stranieri e non facessero invece tutti parte della stessa famiglia, appunto il cinema. Certamente è una bella notizia, la quale fa giustizia di quel credo tutto americano che li fa ritenere diversi dagli altri umani, come quei quadrupedi di Orwell, i maiali, che si giudicavano appunto superiori a tutti gli altri animali.
Tuttavia se la recente premiazione segna, si spera, un traguardo di non ritorno è giusto ricordare che nel corso di troppi decenni si è continuato a discriminare registi come Fellini, Bergman o Kuroswa, tanto per fare solo qualche nome, che non hanno avuto l’opportunità di accedere alla statuetta più prestigiosa e importante, quella del miglior film, relegati invece a ricevere un premio, quello del film straniero, che in America ha sempre contato come il due di coppe quando briscola è bastoni. Sarà l’inizio di una nuova era? Si spera.

Roberto Faenza

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