Una mistura di generi, ben amalgamata, connota “L’uomo che disegnò Dio”, diretta da Franco Nero alla sua seconda regia. Ambientata a Torino la pellicola si presenta, al tempo stesso, come una tragedia greca e una favola felliniana sulla disabilità con Franco Nero, Stefania Rocca e Kevin Spacey.

Franco Nero interpreta Emanuele, il tipico canuto cieco dell’epos greco che in questa pellicola non canta, ma insegna disegno in una scuola multietnica torinese. È soprannominato Van Gogh e la sua abitazione è tappezzata di quadri del pittore olandese, come “I mangiatori di patate” e “Autoritratto”.

Deus ex machina della tragedia di Emanuele è il video che la sua allieva Iaia, ospitata insieme alla madre nella sua abitazione, pubblica senza il consenso del maestro mentre la ritrae ascoltando soltanto la sua voce mostrando così sul web il dono artistico e miracoloso del suo maestro. E in poco tempo Emanuele si trasforma da perfetto sconosciuto cieco a star televisiva di “Talent Circus”.

Con un cameo brillante e divertente di Massimo Ranieri che interpreta un falso cieco che elemosina denaro in una piazza torinese, “L’uomo che disegnò Dio” affronta la disabilità al tempo del 5G con toni schietti relegando soltanto nel finale un sermone commovente sugli effetti della tecnologia che riecheggia “Il Grande Dittatore”. Al cinema distribuito da Luis Nero per L’AltroFilm.

Alessandra Alfonsi