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Ma che ci fa lo scrittore Nicola Lagioia nella giuria di Venezia?

L’angolo di Michele Anselmi 

La Mostra del cinema di Venezia ha reso nota, due giorni prima della conferenza stampa ufficiale di domani martedì 28, che sarà in streaming, la composizione delle quattro giurie legate alla 77esima edizione, 2-12 settembre. Naturalmente quella che conta davvero è la giuria del concorso ufficiale, presieduta dall’attrice australiana Cate Blanchett (già si sapeva). Non si conoscevano invece i nomi degli altri componenti. Che sono la regista e sceneggiatrice austriaca Veronika Franz, la regista e sceneggiatrice inglese Joanna Hogg, il regista e sceneggiatore tedesco Chrtistian Petzold, il regista e sceneggiatore romeno Cristi Puiu, l’attrice francese Ludivine Sagnier, lo scrittore italiano Nicola Lagioia. Sette giurati in tutto, sei dei quali si occupano professionalmente e stabilmente di cinema; uno, Lagioia, neanche un po’.
La scheda biografica diffusa dalla Biennale recita infatti: «Dal 2016 è direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino. Ha pubblicato i romanzi “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi)” (minimum fax 2001, premio Lo Straniero), “Occidente per principianti” (Einaudi 2004), “Riportando tutto a casa” (Einaudi 2009, premio Vittorini, premio Volponi, premio Viareggio), “La Ferocia“ (Einaudi 2014, Premio Strega, Premio Mondello). È una delle voci di Pagina3, rassegna stampa quotidiana di Radio3. Scrive per testate quali “la Repubblica”, “Il Venerdì”, “Internazionale”, “La Stampa”. I suoi libri sono tradotti in 15 Paesi».
Tutto bene, ma il cinema? All’epoca di Gian Luigi Rondi direttore si polemizzò e ironizzò a lungo sulle sue giurie ricolme di illustri poeti, scrittori, pittori, architetti eccetera. Poi si preferì puntare su giurie formate solo da “addetti ai lavori”, insomma da gente del cinema in senso stretto, con qualche rara, e apprezzabile, eccezione sul fronte di critici e saggisti di cinema (edizioni 2019 e 2017 per esempio).
Però c’è Lagioia, che certamente è amico di Alberto Barbera, altrimenti non avrebbe fatto il selezionatore alla Mostra durante il triennio 2013, 2014, 2015. Però nella scheda diffusa dalla Biennale, curiosamente,, non si fa cenno a quell’esperienza. Anche perché suonerebbe strano che un ex selezionatore di film sia promosso a membro della giuria più rilevante nella medesima manifestazione cinematografica. Tuttavia, come sappiamo, Lagioia dirige il Salone del Libro, in quella Torino dalla quale proviene anche Alberto Barbera. Sarà di sicuro un caso.

Michele Anselmi

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