Si svolge tra gli anfratti bui e pericolosi dei canali della Senna la notte bianca di Marion. Una ragazza di diciotto anni, bellissima e sognatrice, che di giorno percorre le strade di Parigi con una macchina fotografica, ancora analogica, immortalando nature morte.

L’opera prima della regista Boulat, presentata a Venezia 78 nella sezione Orizzonti, è un racconto ciclico. Si apre e si chiude sempre con la stessa immagine di questa giovane ragazza che vive a Parigi con la mamma impazzita per la perdita della figlia gemella cercando di metabolizzare il lutto. Ed è un bel racconto che dura soli due giorni: onirico e al tempo stesso realistico. La sua notte bianca con Alex, un ragazzo che le salverà la vita, è dicotomica: calma e agitata. Piacevole e dolorosa. Divertente e pericolosa. Ma è soprattutto una lunga riflessione tra sogni ed incertezze di questa generazione di under 20. Una generazione che si interroga sui progetti, sui sogni e sul futuro.

“Ma Nuit – afferma la Boulat – affronta il dolore e il modo in cui esso trasforma, e distorce, la nostra visione del mondo. Per ritrarre una ragazza di diciotto anni e la Parigi di oggi, ho scelto la forma del viaggio sia interiore sia fisico”.

Infine, non mancano citazioni di note opere filmiche: come non notare il riferimento al “Tempo delle mele”, icona di un’intera generazione di adolescenti francesi e non, quando Alex mette le cuffiette a Marion, inquadrata in primo piano. Certo Marion non è Sophie Marceau, ma è pur sempre un bel tempo quello di “Ma Nuit”. In sala grazie a No.Mad Entertainment.

Alessandra Alfonsi