Il nuovo musical “Ma Rainey’s Black Bottom”, su Netflix dal 18 dicembre, è tutto fuorché la storia della madre “nera” del blues perché, nonostante il titolo richiami una sua celebre canzone, la narrazione verte verso un mix tra il carattere storico, con riprese in bianco e nero circa la traversata della popolazione “nera” verso la terra promessa, ed un apparente cambio di protagonista.

Dopo le prime scene introduttive, l’obiettivo di una macchina da presa vecchio stile segna uno scatto scenografico nella Chicago del 1927: studio di registrazione, abiti, automobili, rapporti sociali e gli svariati dettagli messi in luce da inquadrature in primo piano, non lasciano scampo ad altre interpretazioni circa il contesto storico. Il problema, però, come precedentemente annunciato, è che il musical non vede protagonista Ma quanto piuttosto i rapporti conflittuali interni alla sua band causati dal trombettista Levee, interpretato da Chadwick Boseman, l’elemento fuorviante del gruppo, quello che in campo sociologico verrebbe definito “deviante”. È forse proprio questa caratteristica che però rivaluta la posizione del giovane nella narrazione, è proprio lui infatti a diventare il protagonista: la sua storia, i suoi sogni, i suoi strascichi passati che danneggiano il presente, diventano centrali più del blues, più di Ma, più di qualsiasi altro elemento su cui era stata preannunciata l’attenzione. Al contrario la figura di Ma è sullo sfondo, risuona la sua maestosità di cantante, ma lo spettatore assiste solo alla rappresentazione del suo carattere poco amichevole: la donna infatti non è per nulla affabile, anzi, si presenta come dispotica ed indicibilmente arrogante verso chiunque non sia accondiscendente con la sua opinione. Il classico “capriccio della star” verrebbe da dire, perché nei novanta minuti del film, oltre ai lievi riferimenti alla mal accettazione dei “bianchi”, non viene mai raccontato appieno quel sentimento di rivalsa che possa giustificare il suo comportamento, al contrario di quanto avviene con la storia di Levee.

Il film fa tenere in mano a Ma Rainey e a Levee le redini del successo, sono le loro figure a rappresentare i due poli opposti: da una parte la stella del blues che tiene ben salda la posizione faticosamente conquistata e che non accetta di essere surclassata; dall’altra un aspirante artista che nonostante il carattere irriverente e pretenzioso è consapevole di meritare un’occasione da vero protagonista. Due figure che si contendono l’attenzione del pubblico, dunque, e che mal sopportano l’altro perché ne riconoscono reciprocamente il carattere. La nota negativa però è che tutto ciò che lo spettatore osserva è lasciato alla sua capacità di interpretare: ghettizzazione, passioni, vendetta ed ingiustizie, sono tutti aspetti dedotti e successivamente stroncati da un finale che centralizza ancora una volta il personaggio di Levee piuttosto che quello di Ma Rainey, la quale osserva impassibile il mondo esterno dalla sua fiammante Ford A.

Cristina Quattrociocchi