Chi non ricorda il finale di “I quattrocento colpi” di François Truffaut con il dodicenne Antoine Doinel che negli ultimi fotogrammi si ferma a guardare e a scrutare lo spettatore dando le spalle al mare? Oppure il finale, più onirico e romantico, di “La dolce vita” con la bimba che risveglia Marcello Mastroianni? Molte pellicole, capolavori della filmografia nazionale ed internazionale, si chiudono proprio con questi finali “aperti”, dove i protagonisti guardano l’obbiettivo con alle spalle immense distese marine che rappresentano la speranza: il sogno da realizzare in un immediato futuro.

“Mai per sempre” non è certo un capolavoro cinematografico, come i film citati e diretti da Truffaut e Fellini, ma ha il pregio di chiudersi in un modo totalmente differente rispetto a queste pellicole stravolgendone di fatto il topos, che ha caratterizzato molti finali di note pellicole cinematografiche. Nelle sequenze di chiusura il lungometraggio drammatico “Mai per sempre”, diretto e interpretato da Fabio Massa, è privo di happy-end: non ci appare un corpo che guarda lo spettatore con occhi speranzosi e sognatori, ma un corpo riverso sulla sabbia senza più futuro.

Inoltre, in questa pellicola, oltre alla peculiarità delle scene finali che riprendono quelli iniziali, lunghe panoramiche incorniciano una storia campana di vendetta, di tradimenti e di amicizia, raccontata dal regista lentamente e con toni altalenanti che spaziano dalla comicità – vedi la sequenza del pub con la divertente scena di “sei meno meno”, che si presenta al tavolo di alcune ragazze come un novello ex carcerato di Poggioreale – alla drammaticità con un crescendo di tensione e di suspense svelando tutti i misfatti, passati e presenti, legati al vissuto e al dramma del protagonista, soltanto negli ultimi minuti della pellicola. Sebbene nelle prime scene iniziali i pochi fotogrammi già anticipino il tono drammatico della pellicola, vedi il protagonista che urla all’amico di sparargli e la donna ricoverata in ospedale dopo la violenza subita dal suo ex, la parte centrale del film è costruita come se fosse una fiaba con il protagonista che si appresta a coronare il suo sogno di farsi una famiglia. Ma deus ex machina della sua fiaba trasformata, in poco tempo, in tragedia è il passato, suo e delle donne a lui care: quando, infatti, riemergono i drammi della sua compagna e di sua madre si infrange il suo sogno di felicità, che con duro lavoro nell’officina aveva costruito e, a poco a poco, svanisce il suo “american dream” in versione campana e inizia la sua opera di vendetta.

«Mi interessava indagare», così ha dichiarato il regista, «su tutte le sfaccettature del tradimento e dell’abbandono. Da lì è nata una storia che prende le distanze dai luoghi comuni e cerca di approfondire i lati oscuri di ognuno di noi. Non era nostra intenzione parlare di camorra, ma non abbiamo potuto evitare di toccare alcuni argomenti come la corruzione. Una storia di stampo quasi shakespeariano; l’idea era quella di sorprendere noi stessi per poi portare l’inaspettato al pubblico». Disponibile su Amazon Prime grazie a 102 Distribution.

Alessandra Alfonsi